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5 Luglio 2018

Apre la prima ala del “SBF Archaeological Collections” del Terra Sancta Museum

di CORRADO SCARDIGNO - BEATRICE GUARRERA

Il 27 giugno a Gerusalemme è stata inaugurata la prima ala della nuova sezione, “SBF Archaeological Collections” del Terra Sancta Museum, che vede esposti in nuovi spazi museali, i reperti archeologici raccolti e conservati dai frati dello Studium Biblicum Franciscanum nel corso dei secoli.

“Perché ci siamo avventurati nel progetto di un museo di Terra santa a Gerusalemme? – ha detto il Custode Fr. Patton all’inaugurazione -. Sulla via dei nostri predecessori e come frati di san Francesco, vogliamo oggi cercare delle vie nuove e adatte al nostro tempo, per annunciare la Parola di Dio, promuovere i valori e la presenza cristiana in Terra santa, custodirne la cultura e la memoria, fare in modo che la cultura stessa diventi una via attraverso la quale coltivare il dialogo con le altre fedi presenti in Terra santa, e in questo modo dare il nostro contributo alla costruzione di un mondo di pace”.

Nel cortile del convento della Flagellazione, Sara Cibin, responsabile del progetto Terra Sancta Museum, ha introdotto gli interventi della cerimonia di inaugurazione, intervallati da musiche eseguite da un gruppo d’archi dell’Istituto musicale Magnificat.

“Con questa apertura vogliamo offrire in anteprima la possibilità di scoprire la sezione dedicata alle istituzioni politiche (periodo erodiano)  e alla vita quotidiana dal tempo del Nuovo Testamento fino alle prime esperienze di monachesimo”. Lo ha spiegato Fr. Eugenio Alliata, direttore del Terra Sancta Museum. “I frati hanno sempre avuto cura della Terra Santa da un punto di vista spirituale e materiale – ha continuato -, ma non sono solo custodi delle pietre, ma anche dello spirito della Terra Santa”.
Dr. Gyozo Voros, archeologo direttore dello scavo di Macheronte, ha tracciato poi un profilo di Padre Virgilio Corbo, che lavorò su numerose campagne di scavo (Macheronte, Monte Nebo, etc.) da cui provengono numerosi oggetti esposti.

Le sale espositive aperte al pubblico sono solo una parte di quelle in programma per questa sezione archeologica. Si tratta della seconda parte del futuro percorso di visita alle Collezioni Archeologiche del TSM, che sarà composto da una prima in cui saranno presentati i luoghi biblici oggetto di scavi da parte dei frati francescani e da una terza parte sulle collezioni specialistiche tematiche. Il percorso permette l’accesso per la prima volta a una serie di ambienti antichi recuperati e restaurati per l’occasione: una cisterna di periodo bizantino, una seconda più antica collegata a stanze di una casa crociata ed infine una splendida corte con le sue adiacenze di età mamelucca.
Il progetto di restauro architettonico degli antichi spazi in cui si snoda il percorso è stato curato dallo studio GTRF Tortelli Frassoni Architetti Associati, così come il progetto museografico ed allestitivo. Come spiega l’architetto Giovanni Tortelli: “Con questa prima apertura il nuovo museo svela il linguaggio dell’allestimento, rigoroso ed asciutto, scevro da vuota e scenografica retorica, certamente (e non può essere altrimenti) di schietta contemporaneità e funzionalità”.

“Tradizione e innovazione sono perfettamente compresenti in un allestimento coerente – ha affermato Gabriele Allevi, curatore scientifico del museo con padre Eugenio Alliata, Daniela Massara e Davide Bianchi-. La grande avventura archeologica del Studium Biblicum Franciscanum viene proposta al pubblico con i nuovi linguaggi della museologia più aggiornata”. Per guidare il visitatore nella comprensione degli oggetti esposti,  una app scaricabile su smartphone con testi in arabo, ebraico, inglese, italiano faciliterà la visita.

Prosegue dunque il progetto di ristrutturazione del Terra Sancta Museum che coprirà globalmente una superficie espositiva di 2.573 m2. Tre le sezioni previste – Multimediale, Archeologica e Storica – distribuite in due sedi esistenti (Convento della Flagellazione e Convento di San Salvatore). A oggi alla sezione storica del museo lavora un comitato scientifico d’eccellenza che ha ipotizzato la sua apertura nel 2020.

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