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2 Marzo 2018

Il crocifisso in bronzo dorato del XII secolo

di CORRADO SCARDIGNO

Uno dei simboli più belli del Terra Sancta Museum è un piccolo quanto particolare crocifisso in bronzo dorato della metà del XII secolo.

(Il contenuto dell’articolo riprende in gran parte la scheda pubblicata da Antonio dell’Acqua nel Catalogo della mostra L’arte di Francesco. Capolavori d’arte italiana e terre d’asia dal XIII al XV secolo, Firenze 2015)

Il piccolo crocifisso, grande 16 x 14,5 x 3 cm e realizzato secondo fusione la stampo e a cera persa, costituisce uno dei rarissimi rinvenimenti di bronzi medievali in Terra Santa ma purtroppo non si conoscono dati storici legati al prezioso manufatto. Secondo quanto annotò Padre August Spijkerman nei registri del museo (all’epoca sotto la sua responsabilità), il crocifisso fu acquistato nel giugno del 1966 ed era stato rinvenuto nella zona di Sheikh Jarraha, un quartiere a nord della porta di damasco a Gerusalemme lungo la strada che conduce al Monte Scopus. 

Da un punto di vista iconografico si tratta di un Christus patiens, raffigurato già defunto, con gli occhi chiusi, con il volto inclinato, un modello che proprio tra XII e XIII secolo sostituì lentamente il tipo del Christus Triumphans con gli occhi aperti e che esprime in modo sempre più drammaticamente umano la sofferenza fisica di Gesù.

L’esemplare mostra il volto inclinato a destra, allungato e smunto, barbuto e con i capelli che scendono sulle spalle secondo tratti tipicamente romanici. Il torso (cavo) è dritto, minuto con un addome prominente; le braccia (in bronzo pieno) sono sottili e molto lunghe ma ne resta solo la mano destra, aperta sul palmo con pollice ripiegato e un foro funzionale al fissaggio alla croce; da sotto l’ombelico parte il perizonium annodato sul fianco e con molte pieghe, più corte sul davanti rispetto al retro; le gambe (sempre in bronzo pieno) avvicinate, sono esili al pari degli arti superiori ma oggi restano spezzate all’altezza delle ginocchia.

Il modello di riferimento sembra essere di stampo ottoniano, riprendendo il celebre Crocifisso di Colonia commissionato dall’arcivescovo Gero nei primi anni della seconda metà del x secolo e quella di un Crocifisso d’altare donato da Matilde, figlia di Ottone il grande e badessa di Essen, e da suo fratello Ottone.

Stilisticamente simili sono il Crocifisso di Amrichshausen nell’attuale regione del Baden Württemberg e il Cristo in una Deposizione in bronzo da Treviri, entrambi della metà del XII secolo, anche se la qualità dell’esemplare in Museo risulta inferiore; analogie formali si hanno anche con un Crocifisso dello stesso ambito cronologico proveniente dalla collezione Jean-Joseph Marquet de Vasselot.

Si può forse ipotizzare che il Crocifisso nel Museo dello Studium Biblicum Franciscanum sia stato fuso in area mitteleuropea e portato in Terra Santa, anche se non è definibile una relazione con la zona di Gerusalemme in cui è stato ritrovato; Sheikh Jarraha, infatti, era nel XII secolo un villaggio che prese il nome da Hussam al-din al-Jarrahi, medico personale del Saladino, soprannominato “jarrah” ovvero il “chirurgo” in arabo, e che fu sepolto all’ingresso del villaggio facendone così un luogo di devozione popolare. Non ci sono tracce in questa zona della città, a circa 2 km dalla città Vecchia, di luoghi o edifici riconducibili in qualche modo a interventi crociati; ci si limita dunque a ipotizzare che il Crocifisso sia finito in questa zona accidentalmente, come oggetto di bottino, razzia o di volontaria deposizione e occultamento in una fase successiva alla presa di Gerusalemme da parte del Saladino nel 1187.

 

Come per questo piccolo esemplare, i racconti dei pellegrini forniscono testimonianze indirette della presenza di opere in bronzo e altri metalli all’interno degli edifici religiosi. Si può immaginare che il Crocifisso del TSM fosse montato su una piccola croce smaltata come mostrano molti esempi provenienti da Limoges.

Anche nel Santo Sepolcro per esempio, una statua in argento di Cristo a grandezza maggiore del vero era stata posizionata dai franchi proprio sull’edicola del sepolcro. Ancor oggi un altro Christus Patiens, un’icona con lariza, adorna e indica il Luogo dove Gesù Cristo soffrì e morì in croce.