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19 Maggio 2017

Il Lapidarium del “Via Dolorosa”

Gerusalemme, una città di pietre vive da scoprire.

Chi cammina per la Terra Santa e attraversa la città vecchia di Gerusalemme, affascinato da suoni e profumi delle strade, ripercorre, spesso inconsapevolmente, una storia antica stratificata dove ogni singola pietra di palazzi, chiese, sotterranei è legata alle varie vicissitudini e dominazioni che la città e l’intero territorio hanno subito nel corso dei secoli.

Tra i visitatori della sezione multimediale “Via Dolorosa” del Terra Sancta Museum (presso il Convento francescano della Flagellazione) si rimane spesso incuriositi dall’ambiente che ospita il museo, affascinati da antiche pietre e banchi rocciosi che adornano la stanza. Tali reperti, già presenti in questo luogo nell’antico Lapidarium del Museo archeologico dello Studium Biblicum Franciscanum, sono elementi decorativi di antiche strutture o trovati in loco (dall’antica Fortezza Antonia/ Pretorio di Pilato) o provenienti da altre aree, spesso riutilizzati in epoche più tarde. In questa primo articolo verrano esaminati alcuni reperti che potrebbero interessare il visitatore.

Un primo elemento che incuriosisce è un frammento di Pietra (h 89 cm), ora rotto in due parti, che presenta la tipica decorazione alla greca, meglio conosciuta come svastica. Tale antica decorazione fu molto utilizzata archittetonicamente nei fregi degli edifici greco-romani, anche priva del suo originario significato simbolico di “infinito”. Vista la profondità e grandezza dell’incavo della decorazione (1-2 cm), probabilmente doveva appartenere ad un complesso molto grande che doveva essere visto da lontano, quindi forse parte di un soffitto. Un pezzo simile fu trovato anche negli scavi della Piscina Probatica.

Un altro reperto degno di interesse è un piccolo Altare (“ara”) di età romana. Il fusto (largo 31cm) presenta una corona d’alloro ma è privo di iscrizione. Altari di questa forma sono comuni a Gerasa o nella Gerusalemme del periodo romano.

 

Seguendo il percorso multimediale, vicino l’apertura della cisterna dello Struchion (quella che coperta dall’Imperatore Adriano con lastricato, che nella tradizione è diventato il Lithostrato dove Gesù fu condannato da Pilato) è possibile notare alcune palle per balista di un diametro di circa 20 cm. Una suggestiva ipotesi li considera come i proiettili utilizzati da Tito nel 70 d. C. per l’assedio e distruzione di Gerusalemme.

Infine degni di nota sono i molti capitelli, colonne e basi trovati in loco. Essendo  di diversa grandezza e forma,  «si potrà ritenere che le fabbriche situate in questi paraggi avevano impiegato assai il motivo del colonnato» scriveva padre Bellarmino Bagatti in un articolo del 1958. Avendo  ritrovato “un gran numero di tronconi di colonne di marmo di 50 cm di diametro” come si esprime  il P. Meistermann, si può ritenere che alcuni capitelli corinzi, assai mutilati nel riuso posteriore, appartengano a questo ordine perché le misure sono convenienti. Qualcosa di simile si nota nella piscina Probatica. Vi sono ancora capitelli e colonne e basi più piccoli, comprese le diverse bocche di cisterne che appaiono riusate per questo scopo in periodo posteriore. Potevano essere collocate in un ordine superiore di uno stesso edificio. Unico nel suo genere è un capitello ionico riusato in muri moderni e per questomolto mutilato. Si scorgono tracce di volute che si chiudono prima di innestarsi alle colonne. Sono larghe cm. 5 e separate da filetto come varie sculture simili trovate a Gerusalemme del I sec. d. C.

Le notevoli somiglianze con gli elementi decorativi scoperti presso il vicino sito della Piscina Probatica non ancora studiati, la sconosciuta funzione di alcuni di essi, la loro esatta provenienza, aprono ancora molti interrogativi su una Gerusalemme nascosta ancora da scoprire. Di fronte all’impossibilità di comprendere la provenienza di questi elementi padre Bagatti, affermava che “essi possono indicarci costruzioni qui esistenti o succedutesi, ma delle quali non è facile, oggi dopo tante distruzioni, precisarne la portata”.

Per concludere è incredibile come ogni giorno pellegrini e visitatori, immersi in questo ambiente del museo multimediale fatto di luci, suoni, racconti e animazioni, comprendendo la storia “sacra” di Gerusalemme e le sue evoluzioni, rendano questi frammenti di roccia, scolpiti o ancora naturali, pietre vive.

B. BAGATTI, Resti romani nell’area della Flagellazione in Gerusalemme, LASBF, 8 (1957-1958), pp. 309-352.

Corrado Scardigno