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5 Marzo 2018

La Via Dolorosa di Niccolò III d’Este (1413). Un “principe cristiano” in Terra Santa

di CORRADO SCARDIGNO

Viaggio del Marchese d’Este al Santo Sepolcro è il diario di viaggio in Terra Santa effettuato dal Marchese Niccolò III d’Este (1393 -1441) nel 1413 e redatto dal suo cancelliere Luchino da Campo.  Partito da Ferrara con la sua compagnia (6 aprile), il nuovo signore di Ferrara giunse in Terra Santa secondo il classico percorso, imbarco da Venezia, tappe a Parenzo, Pola, Zara, Ragusa, Durazzo, Corfù, Modone, Candia, Rodi, Cipro fino all’ approdo a Giaffa. Di qui via terra verso Rama fino a Gerusalemme (14 Maggio).

Analizzando il testo, la sosta in Città Santa del marchese appare molto breve, solo di quattro giorni rispetto alle due settimane canoniche, e si limita a “la cerca dei luoghi santi di Gerusalemme e dei suoi dintorni”.

Il marchese, che sarà celebrato soprattutto per le sue virtù diplomatiche, secondo la curatrice della riedizione del diario Caterina Brandoli «mostra che il signore è interessato maggiormente a stringere rapporti politici e diplomatici piuttosto che alle pratiche religiose o alle atmosfere mistiche e che dovrebbero suscitare quei luoghi così densi di cristianità».  Come afferma Massimo Donattini parlando della cultura rinascimentale di Ferrara, «quando chi si muove è un uomo di Stato come Nicolò -, lo spazio del pellegrinaggio non è che cornice di circostanza a una sostanza nettamente politica». Ma il pellegrinaggio di suo padre Alberto II a Roma (1391) e di suo figlio Meliaduse per nove mesi in Terra Santa (1440) dimostrano una pratica devozionale di famiglia che non prescindeva dai problemi ed interessi politici ed economici di questa nuova signoria d’Italia.

Lo stesso poeta Boiardo nel suo Orlando innamorato descrive il viaggio del marchese come spirito di devozione:

“Poi se vedea, da conti e da baroni
Accompagnato, con velle al vento
Andar cercando con devozïone
La Santa Terra ed altre regïone”.
(Boiardo, I.O, II, XXV 52, 5-8).

 

Sicuramente i legami stretti in Terra Santa e la politica di pace Ferrara, diventata ricca, sicura, ospitale e centro di cultura umanistica, portarono nel 1438 nella Capitale degli Estensi il Concilio Ecumenico, che aspirava a riunire la Chiesa latina e greca e a procurare soccorsi per la lotta contro i Turchi. Secondo una recente analisi iconografica di Silvia Ronchey (2006), nel famoso quanto enigmatico quadro di Piero della Francesca, Flagellazione (1453-1460 ca.) una delle tre figure a destra rappresenterebbe proprio Niccolò III d’Este, padrone di casa del Concilio ecumenico di Ferrara, insieme al delegato pontificio Giovanni Bessarione e al fratello dell’imperatore bizantino Tommaso Paleologo intenti a discutere in modo anacronistico su una nuova crociata per riconquistare Bisanzio, così come avverrà nel Concilio di Mantova del 1459. Se la scena della flagellazione sarebbe una metafora della sofferenza che la cristianità subì per mano dei turchi nel 1453, ancora volta, anche in campo artistico, la devozione e i motivi della Passione si intrecciano con motivi politici.

A Gerusalemme, Nicolò Contarini, come si fa chiamare in incognito al suo sbarco a Giaffa,  ripercorre la Via Dolorosa e altri luoghi santi dove è possibile lucrare indulgenze, per poi giungere al Santo Sepolcro, dove di notte nomina suoi compagni cavalieri.

La brevissima descrizione di Luchino da Campo di alcune stazioni della Via della Croce (alcune scomparse dal percorso attuale) se da un lato manca di quel sentimento religioso di altri pellegrini, dall’altro resta una preziosa fonte storica dell’inizio del XV sec. di quel viaggio in Terra Santa che mostrò Niccolò III d’Este eroico cavaliere cortese e perfetto “Princeps Christianus”.

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«E nota che questi luogi et la chiesia del Sancto Sepolchro, al tempo della Passione erano de fuori dalla città et adesso stanno dentro. Et poi che ha vessimo visitati questi, andessimo a visitar questi altri luogi infrascripti.

Et prima passamo per la porta vecchia della città per la quale uscì Cristo andando alla morte.

Poi passassimo dinanti alla caxa di quello ricco, il quale non voleva dare brizolle del pan a Lazaro.

Poi andono alla Via Croce, dove fu tolta la croce di collo a Cristo et data a Symon che la portesse;

et in questo luocho disse Cristo alle donne di Hierusalem «Filie Hierusalem ecc.».

Poi andessimo al luogo dove Nostra Donna se misse ad expectare per vedere menare il fiolo ad esser crucifixo; et vedendo la gran zurma chel menava, et non cognoscendo lo fiolo, dimandò a Santa Maria Madalena la qual, con molte altre donne, gelo mostrò con la croce in collo. Et alhora Nostra Donna si spasmò, et perciò si chiama quel luocho Santa Maria dal Spasmo.

Poi, pocho più in anti, vedemo la caxa che se chiama la Scola di Nostra Donna, quando era putta andava lì ad imparare.

Poi lì appresso vedemo due pietre grosse in uno volto di sopra la via, dove se dice che Christo molte volte staseva suxo a predicare.

Poi vedemo lì appresso la caxa di Santa Anna, madre di Nostra Donna.

Poi vedemo lì a ppresso la caxa di Pilato, dove Cristo fu condanato a morte, et qui non se po intrare perché li saracini la teneva».

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LUCHINO DA CAMPO, Viaggio del marchese Nicolò d’Este al Santo Sepolcro (1413), a cura di Caterina Brandoli, Firenze 2011.

S. RONCHEY, L’enigma di Piero. L’ultimo bizantino e la crociata fantasma nella rivelazione di un grande quadro, Milano 2006.