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26 Febbraio 2018

La Via Dolorosa nella Guida di Fra Cassini da Perinaldo (1856)

di CORRADO SCARDIGNO

La Guida del Pellegrino divoto in Terra Santa fu una delle più importanti guide di Terra Santa del XIX secolo,  scritta nel 1856 da Francesco Cassini da Perinaldo, frate dell’Ordine dei Minori Riformati. Viaggiatore, storico, studioso della storia e della cultura ebraiche e mediorientali, a lui si devono importanti e preziose opere sulla Terra Santa, fra cui Descrizione della Terra Santa (1855); Storia di Gerusalemme in due volumi; Epistole e colloqui sulla Terra Santa; Breve cenno delle Religioni, delle Sette, de’riti e de’Costumi (…) della Terra Santa. La guida, come mostra lo stesso titolo dell’opera, appare soprattutto come un supporto a chi visita la Terra Santa con “spirito di pietà e di divozione” mentre per chi giungeva “per curiosità, per speculazione […] per vanità di conoscere nuovi costumi” poteva avvalersi di un’altra guida. Nella prefazione stessa, rivolgendosi al destinatario, l’autore sottolinea come il suo testo sia un’ “operetta […] compilata a bello studio per te, acciochè servir ti potesse non solo di guida nei luoghi che sono a venerarsi [….] ma affinchè t’istruisse nei doveri di un fervido pellegrino ti conducesse per la via più facile e piana al conseguimento del tuo religioso fine”.

Questa guida spirituale traspare anche nella minuziosa descrizione della Via Dolorosa. Nella sua Descrizione della Terra Santa (Vol.II), il frate dedica un capitolo di quindici pagine alla Via Dolorosa vista in senso universale: “La via dolorosa per il genere umano cominciò nell’orto dell’Eden, dove il nostro primo padre Adamo fu condannato alla fatica […] Per ciascuno di noi in particolare la via dolorosa comincia dal primo istante in cui usciamo dall’utero di nostra madre, fino al dì della nostra sepoltura nel seno della madre comune”. Passando poi a descrivere la via di Gerusalemme, vista da lui nel 1846, il frate riprende il celebre verso delle Lamentazioni di Geremia Viae Sion lugent: “Questa strada, che più di tutte le altre, ora giace solitaria e deserta, e che fa risuonare l’aere dei suoi lamenti, si chiama per antonomasia la via dolorosa, la via dell’amarezza, la via della croce, Via Crucis!”. E ancora più toccante è il ricordo dei pellegrini che l’hanno attraversata: “Oh quante divote persone calcarono nei secoli passati con cuor contrito ed umiliato la via dolorosa! […] quanti penitenti pellegrini d’ogni lingua, d’ogni sesso, d’ogni età, d’ogni, ceto, d’ogni nazione”. Così come nelle Epistole parlando dei pellegrini scrive: “Ma chi è quella turba divota vestita a bruno, che scalza ne’ piedi, col capo cosparso di cene re, colla fune al collo, e colla croce sopra le spalle, s’incammina per quella via così scabrosa ed angusta? È la schiera dei penitenti”.

È interessante come nella Guida si sottolinei che se per cause di forza maggiore non si può entrare nei luoghi per lucrare indulgenze “basta però la memoria per rammentare l’amorevolezza di un Dio verso chi compatisce di cuore ai suoi dolori”.

Dopo 170 anni i testi di Fra Cassini, modello per ogni Guida di Terra Santa, ricordano come ancora oggi le stazioni della Via Dolorosa non siano semplicemente luoghi storici o di interesse artistico, ma memorie da vivere con profonda spiritualità “per confortare il tuo spirito nell’ardua via della croce”. Camminando con fra Cassini deve ritornare in mente la domanda che egli pone al pellegrino all’inizio della sua guida: “A che sei venuto in Terra Santa?”.

«Il pretorio di Pilato fu primieramente convertito in una chiesa, e quindi in un quartiere di soldati, al cui oggetto serve ancora oggidì. Non è concesso a tutti di visitare questo santuario: con qualche conoscenza però se ne può ottenere facilmente il permesso, non essendo luogo geloso pei Musulmani. È posto sul monte Acra al principio della via dolorosa, e non ha altro di pregevole se non che l’amara memoria che ivi fu sentenziato a morte il Divin Redentore.

La chiesa della flagellazione è dirimpetto al Pretorio i Pilato, di cui anticamente faceva parte come cortile. Al presente ne è divisa da una contrada. Quivi fu legato il Signore ad una colonna, e vi fu crudelmente flagellato. Sta in esclusivo potere dei Francescani, i quali vi celebrano ogni giorno, e vi tengono nella mattina fino alla sera un Religioso custode per soddisfare alla pietà dei pellegrini, che possono visitare questo santuario quando loro pare e piace.

Il Lithostrathos era una loggia, che cavalcava la via dolorosa a guisa di ponte. Da questo luogo Pilato presentò al popolo Gesù coronato di spine, e coperto di un lacero cencio di porpora, proferendo le parole Ecce Homo. Ora vi è una piccola cella fabbricata sulle antiche basi su cui si poggiava la loggia. Ne sono possessori i musulmani; ma non occorre visitarla dentro, non avendo nulla di pregevole. L’indulgenza vi è annessa si può acquistare passandovi di sotto, e medita ndo il doloroso mistero che vi fu operato.

Il palazzo di Erode si trova a mano destra della via dolorosa passato il luogo della prima caduta. È una vecchia fabbrica, che basta vedere di fuori per conoscerne la posizione. Anticamente vi era una chiesa, ma al presente non si saprebbe più distinguere. Trovasi sul monte Abisade, detto altrimenti Bezeta. L’unico pregio che ha consiste in ciò che ricorda della passione del Signore.

La chiesa dello spasimo s’incontra lungo la via dolorosa, ed è fabbricata in quel punto dove la Beata Vergine incontrò il suo divin Figliuolo colla croce sulle spalle, che andava ad immolarsi per noi sul Calvario. I Turchi l’han convertita in un bagno! Quivi è un chiassetto che mette al pretorio di Pilato. Questa è l’accorciatoia per cui passò la Madonna con S. Giovanni quando intesero che Gesù Cristo sia era avviato verso il Calvario.

Il luogo dove il Cireneo ajutò Gesù a portare la croce forma a quinta stazione della via dolorosa. Questo luogo è indicato ai piedi di una salita anzi no ripida; il perché si può argomentare che il motivo indusse quei barbari a dare un compagno a Gesù non fosse già per sentimento di umanità, ma piuttosto di maggior barbarie, affinchè il paziente non venisse meno per la via, e non morisse prima di subire l’estremo supplicio.

La casa della Veronica è indicata a mano sinistra di chi percorre la via dolorosa salendo il Calvario. Quella che ora si mostra non è più la stessa dove abitava quella donna compassionevole, che per la sua pietà meritò un luogo nella passione del Signore. Basta però la memoria per rammentare l’amorevolezza di un Dio verso chi compatisce di cuore ai suoi dolori.

La porta giudiciaria una delle antiche porte di Gerusalemme, che metteva precisamente al Calvario. Per questa porta passò Gesù Cristo quando andò ad immolarsi per non sull’altare della croce; ed ad questa medesima porta fu affissa la sentenza di morte emanata contro di lui da Ponzio Pilato. Ora si trova nell’interno della città, e vi si vede tuttavia una colonna ritta in piedi, a cui si pretende che fosse affissa l’iniqua sentenza.

I tre luoghi dove cadde Gesù nella via dolorosa vengono indicati da altrettanti pezzi di colonna, di cui il primo e l’ultimo si veggono distesi per terra lunghesso la strada, ed il secondo è incastrato nel muro di una casa che porge sulla pubblica via. I pellegrini sogliono baciarli per divozione, non ostante che alcuni monelli Musulmani abbino il vezzo ereditario d’insozzarli per disprezzo della nostra religione».

(Siccome la Guida si interrompe si riporta il testo tratto dalla Descrizione. Delle ultilme cinque stazioni l’autore evita una meditazione perchè non facenti più parte della “Via Dolorosa”)

«L’ottava stazione viene indicata da una colonna distesa per terra sulla pubblica via, e si trova passata già la porta giudiciaria; per cui questo luogo era fuori della cerchia delle mura della Città. Questa stazione rappresenta come il Redentore fu incontrato da un eletto drappello di donne divote, le quali si percuotevano il petto per lo dolore e piangevano per comapassione nel vedere Gesù condotto al patibolo […].

La nona stazione la terza caduta del Redentore. Anche questa è accennata da una colonna distesa lungo per terra in un chiassetto fuori di mano; che non è praticato se non ch da quelli che vanno a vedere le rovine della di Sant’Elena.

La decima stazione rappresenta come Gesù prevenuto che fu sulla cima del monte Calvario venne spogliato delle sue vesti, ed abbeverato con fiele ed aceto.

L’undicesima ci offre a considerare lo strazio che fecero delle immacolate sue carni nella sua dolorosissima crocifissione in mezzo a due ladroni.

La duodecima ci rappresenta la sua preziosa morte fra un mare di affanni, e di pene.

La terza decima consiste nella deposizione del suo esanime corpo dalla croce;

la quarta decima ed ultima stazione tratta della sua sepoltura.