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15 Gennaio 2018

L’Adorazione dei Magi e l’incendio della Grotta della Natività del 1869

di CORRADO SCARDIGNO

Alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». (Mt 2,2)

L’occasione della festa dell’Epifania rimanda ad un importante quanto discusso quadro dell’Adorazione dei Magi conservato dai francescani della Custodia di Terra Santa presso il Convento della Flagellazione di Gerusalemme e che un tempo decorava proprio la Grotta della Natività di Betlemme.

Si tratta di un quadro (olio su tela 91, 65, 57 x 121 cm) che rappresenta la Madonna seduta con il bambino sulle ginocchia con accanto San Giuseppe, mentre fuori della capanna ricevono i doni dei Magi, prostrati in adorazione e seguiti nella scena da due giovani. In alto angioletti e puttini indicano la strada con la stella cometa. Tutta la scena è immersa in uno spazio che si impregna di luce dorata, privo di alcun legame storico secondo uno stile già barocco.

Da un recente restauro si recuperò la particolare forma originaria del quadro: un trapezio irregolare con angoli fortemente arrotondati e lati ondulati. L’ipotesi è che facesse probabilmente parte di un ciclo di quattro dipinti dalle forme uguali e speculari con una tela centrale di forma complementare che decoravano una piccola cappella patrizia e i temi delle altre tele potevano essere sempre legati alla vita di Gesù. Negli anni quaranta Padre Bellarmino Bagatti attribuì il quadro tra la fine sec. XVI e gli inizi XVII, al pittore veneto Jacopo Palma il giovane (1544-1628). Nel 1939 nella Guida al Museo della Flagellazione, Bagatti riteneva che fosse uno dei quadri fatti dipingere a Venezia da fra Giulio, inviato da fra Paolo da Lodi per servitio di Terra Santa, così come ricordano le Croniche di Pietro Verniero (1636):

fé pingere da un esperto pittore alcuni belli quadretti, quali gionti in questo tempo medesimo, si posero con molta solennità, mentre si solennizzava la novena in Betlem … “ma non avevano certo questa fonna irregolare. Nella prima edizione (p. 1148) aveva così scritto: “fr. Giulio [ … ] fé pingere [ … ] tre quadri per il SS. Presepio, cioè: la Natività, SS. Presepio e l’Adorazione de Magi, con un altro quadretto longo, ma stretto, dove stavano gli Angeli che cantavano Gloria in excelsis Deo, etc. E perchè detti quadretti non erano ancor gionti da Venetia quando si ripigliò il possesso del ss. Presepio, non si poterono mettere in quel tempo che fu nel mese di luglio, ma si posero poi nell’Advento nel mese di decembre in quella maniera che hoggi si vedono, ciascuno nel suo proprio luogo, e quello della gloria sopra il SS. Presepio“.

Secondo Federica di Napoli la datazione sarebbe però da posticipare alla seconda metà del XVII secolo, vista la forte relazione con lo stile di Luca Giordano, conosciuto in Italia attraverso numerose repliche, copie o imitazioni delle sue opere. L’ipotesi è che questo quadro quindi potrebbe essere l ‘interpretazione di officina di un modello, oggi smarrito, di Giordano sul tema dell’Adorazione dei Magi. Vista la forte impronta della pittura veneziana e del Veronese, è possibile ipotizzare che si trovasse in una Chiesa veneziana prima di giungere in Terra Santa.

Ma sia la particolare forma sia il volto bruciato della Madonna rilevano una storia ancora più particolare. Il quadro, anche se non si sa da quando, faceva parte delle decorazioni della Grotta della Basilica della Natività di Betlemme. La tela fu, infatti, regolarizzata ripiegandone l’angolo in alto a sinistra per adattarla in questa forma alla grotta della Natività a Betlemme, probabilmente proprio per l’altare dei Magi. La sua storia è segnata dalla bruciatura del volto della Madonna, danneggiato dall’ incendio scoppiato nella notte del 7 maggio 1869.

circa le ore 9 e mezza pomeridiane… due soltanto si trovavano nella chiesa di Santa Caterina: un padre e un fratello laico. Questi due religiosi principiarono a sentire il sito di bruciato. Il padre francescano andiede alla meglio che potè nel convento e si mise a suonare le campanello col quale si chiamano i frati al refettorio per farli svegliare; ma non contento di questo salì la scala del convento  e giunto in cima della medesima gridò: “Aiuto s’incendia il Santuario” […]. Coi cuori palpitanti, con amari sospiri che uscivano dai loro petti e con un profluvio di lagrime che scaturivano dai loro occhi. Senza guardare a pericoli, da veri eroi si precipitarono nella Grotta e chi con acqua e chi col mettere sotto i piedi i stracci che bruciavano, riuscì loro estinguere il fuoco sebbene si sentissero soffocati dal fumo [….] la tappezzeria della scala per la quale scendono i Latini rimase tutta bruciata; tutta la tappezeria del luogo della nascita di Nostro Signore prese fuoco e rimase incenerita (la stella d’argento non fu toccata dal fuoco) […] bruciate le corde cascarono le lampade”.

Proprio a causa di quest’incendio e di un altro violento scontro con la comunità greco-ortodossa (25 aprile 1873), M. Patrimonio, console di Francia a Gerusalemme, ottenne dal Governo ottomano la reintegrazione dei Francescani nei loro diritti, con piena facoltà di riparare i guasti.  Così per prevenire altri incendi, i marmi che rivestivano la Grotta furono ricoperti da pannelli in amianto, decorati con scene dell’infanzia di Gesù e donati nel 1874 dal Presidente francese MacMahon. Nonostante nel febbraio del 1932 questi stessi pannelli furono gravemente danneggiati da una lama, tutt’oggi, sebben anneriti, sono visibili ai pellegrini che visitano la grotta della Natività.

B. BAGATTI, Il Museo della Flagellazione in Gerusalemme, Gerusalemme 1939; ID., Gli antichi edifici sacri di Betlemme, 1952, pp. 126-27; F. DI NAPOLI, scheda n. 250, Catalogo della mostra In Terra Santa. Dalla Crociata alla Custodia dei Luoghi Santi, Milano 2000, pp. 253-54; Relazione dell’Incendio della Basilica della Natività 1869, ASCTS.