27 Febbraio 2026

Sognando pellegrinaggi musicali: genealogia dell’organo più antico del mondo cristiano

di CECILIA FRATERNALE
Catalunya e fra Stéphane durante la conferenza stampa.

Tra le testimonianze materiali più rilevanti per la conoscenza della musica medievale si trovano le canne d’organo più antiche conservate del mondo cristiano. Scoperte dai francescani alla fine del XIX secolo nella Chiesa della Natività, la loro rilevanza storica è stata resa nota al grande pubblico grazie al lavoro del musicologo David Catalunya che, dopo essersi formato tra Barcellona, la Germania e l’Università di Oxford, ha promosso un progetto di ricerca rigoroso e di grande impatto culturale.

Progressi scientifici dell’ultimo anno

«Il progetto è iniziato nel 2020. Dopo il completamento di un inventario completo delle canne, con oltre 5.000 misurazioni, nell’ultimo anno abbiamo avviato una seconda fase basata su analisi scientifiche più approfondite dei materiali. In origine, lo strumento era composto da 342 canne (oggi ne sono conservate 222). Il progetto ha acquisito una dimensione completamente nuova nel maggio 2025, quando si è scoperto che otto canne originali conservano ancora integralmente la loro capacità sonora. Questa scoperta ha rappresentato un punto di svolta fondamentale, poiché l’obiettivo iniziale era ricostruire il suono attraverso copie sperimentali, mentre ora è possibile ascoltare direttamente il suono delle canne originali e confrontarlo con quello delle repliche, sia dal punto di vista materiale sia sonoro. Ciò rende questo strumento il più antico d’Europa a conservare parte del suo suono originale, un fatto straordinario», spiega Catalunya, «come se queste canne fossero una capsula del tempo».

La scoperta è stata possibile grazie a una metodologia che combina ricerca archeologica e sperimentazione pratica, rispettando sempre il principio di non intervenire né restaurare le canne originali.
Attualmente, il progetto non aspira soltanto a ricostruire uno strumento storico perduto, ma si è trasformato in una finestra eccezionale sull’universo culturale, tecnologico e intellettuale del Medioevo. Il suo carattere è assolutamente unico: le successive canne d’organo conservate in Europa risalgono al XV secolo, aprendo così una finestra storica di diversi secoli su un periodo di cui non si conservano resti materiali comparabili. Inoltre, questo strumento non assomiglia a nessun altro successivo, poiché l’organo ha conosciuto un’evoluzione significativa nei quattrocento anni seguenti. Grazie a questa scoperta, è possibile reinterpretare testi e iconografie medievali che fino ad ora non potevano essere compresi pienamente.

Catalunya esaminando una delle canne dell’organo.
Foto della simulazione della stanza dell’organo

Sulla ricreazione sonora dell’organo nello spazio museale

L’importanza dello studio condotto da Catalunya si collega perfettamente con l’intento del museo.
«La collaborazione con il museo è molto stretta e si basa su un rapporto di fiducia reciproca. Dal momento in cui sono arrivato a Gerusalemme nel 2020 si è instaurata una connessione profonda, soprattutto con fra Stéphane, che ha compreso immediatamente l’importanza scientifica e culturale di questo lavoro. Il mio interesse non si limita unicamente ai resti archeologici, ma riguarda anche il progetto museale nel suo complesso, e considero fondamentale contribuire affinché questo patrimonio venga presentato al pubblico nel miglior modo possibile».

Prosegue Catalunya: «L’obiettivo finale del progetto è che il suono dello strumento possa essere ascoltato nel museo. Per questo è indispensabile uno studio approfondito che consenta di comprendere lo strumento, riprodurlo e farlo suonare in tutta la sua pienezza». Parallelamente, si sta sviluppando un’auralizzazione, ossia un modello acustico digitale della Chiesa della Natività, insieme alle campane, che permetterà di integrare il suono dello strumento ricostruito nel suo spazio originale e di ricrearne la sonorità storica.

«Si tratta di un processo di ricerca complesso e affascinante. Sebbene conosciamo già il suono di alcune canne originali singolarmente, non sappiamo ancora come suonasse lo strumento nel suo insieme. Ogni nota dell’organo attivava originariamente diciotto canne simultaneamente, un suono che non è mai stato ascoltato in epoca moderna e che appartiene a un universo sonoro completamente diverso. L’unico modo per accedere a questa esperienza è ricostruire lo strumento completo e farlo suonare nella sua totalità.

Questo progetto ha un enorme potenziale educativo e divulgativo. Sia le scuole sia i visitatori del museo potranno sperimentare direttamente l’impatto di un suono storico. L’intenzione è che, attraverso l’organo e anche le campane, Gerusalemme possa diventare un luogo di pellegrinaggio non solo spirituale, ma anche musicale. Il fatto che qui si conservi l’organo più antico della cristianità, insieme al suono musicale più antico d’Europa, rende questo strumento una vera e propria reliquia vivente».

Dal punto di vista museale, il progetto prevede l’esposizione dello strumento originale accanto a una replica ricostruita, nonché la possibilità di ascoltare sia il suono delle canne originali sia quello della ricostruzione completa, consentendo così di comprendere l’organo in tutta la sua dimensione sonora.
Infine, il progetto include anche lo studio delle campane, che costituiscono un altro ritrovamento eccezionale: l’unico carillon medievale conservato di undici campane accordate. Uno degli aspetti più affascinanti sarà analizzare la relazione sonora tra l’organo e le campane, poiché entrambi furono sepolti insieme e compaiono frequentemente raffigurati mentre suonano simultaneamente nelle miniature medievali.

L’organo conservato .
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