21 Giugno 2019

I regali di Luigi XIV offerti al Santo Sepolcro di Gerusalemme

di MICHELE BIMBENET

Una delle collezioni più importanti di oreficeria religiosa francese, offerta da Luigi XIV alla Terra Santa, è conservata dal XVII secolo dalla Custodia francescana di Gerusalemme. I pezzi più belli saranno esposti nella futura sala del Terra Sancta Museum dedicata alle donazioni francesi. Michèle Bimbenet, curatore generale del dipartimento di arti applicate del Museo del Louvre e membro del Comitato Scientifico internazionale ci racconta la storia di questa importantissima acquisizione.

Veduta del fondo del calice d’argento dorato offerto da Luigi XIV realizzato da Nicolas Dolin

Sappiamo come l’oreficeria francese fu distrutta durante l’Anitco Regime, per iniziativa dei sovrani stessi, per rifornire le casse della Zecca e per finanziare le loro campagne militari. Luigi XIV fu senza dubbio molto più distruttivo rispetto a tutta la Rivoluzione francese: i suoi principali provvediamenti, promulgati nel 1689 e il 1709, prevedevano la fusione dell’oro non solo dei suoi leali sudditi, ma anche di tutti i metalli preziosi che avevano fatto grande la sua gloria, dagli arredi in argento alle suppellettili d’oro della sua tavola.

In assenza di un gran numero di opere è quindi particolarmente difficile ricostruire la tradizione orafa delle cappelle reali, anche se gli archivi curati da Garde-Meuble forniscono descrizioni abbastanza precise. Nonostante questo, durante il regno di Luigi XIV, molti oggetti liturgici furono commissionati per il servizio di corte, sia a Versailles che nelle altre residenze reali, e tutti i membri della famiglia furono egualmente gratificati.

Conquistare la gratitudine della Custodia di Terra Santa

È in questo contesto che è possibile studiare una delle più importanti collezioni di oreficeria religiosa francese ancora legata al nome di Luigi XIV: il corredo offerto dal re di Francia al Santo Sepolcro, preziosamente conservato dai francescani della Custodia di Terra Santa. I re di Francia non erano così i soli ad omaggiare il Santo Sepolcro con i loro regali e le loro donazioni furono particolarmete numerose durante il XVII secolo. Dal 1516, data del sequestro dei Luoghi Santi da parte degli Ottomani, i sovrani francesi avevano fatto della protezione degli interessi dei cristiani della Palestina uno degli argomenti dell’alleanza franco-ottomana. Questa politica orientale avviata da Francesco I ai tempi di Solimano il Magnifico, fortemente criticata dai suoi vicini europei, aveve il vantaggio di conciliare gli interessi politici ed economici del “re molto cristiano”. Non era sicuramente un accordo privo di secondi fini vista la volontà di instaurare un protettorato nei Luoghi Santi tradotta, sotto Luigi XIII, dall’effimero tentatico di insediare un console francese a Gerusalemme. Non sorprende quindi che Luigi XIV assuma la politica dei suoi predecessori e cerchi, con splendidi done, di conquistare la gratitudine del Custode di Terra Santa.

Il primo regalo, datato al 1654 grazie ai punzoni, era destinato proprio al Custode: si tratta di un’impressionante croce in argento dorato arricchito da pietre tagliate piatte o a cabochons, lunga più di due metri. Il suo nodo assume la forma di un tempietto fiancheggiato da colonne tortili e coperto da una cupola, al centro della quale campeggia l’effige di San Luigi che regge il suo scettro con la mano destra e, con la mano sinistra, la corona di spine e i chiodi della Passione. Non sappiamo in che modo sia giunto in Terra Santa, ma senza dubbio, la generosità del re non sortì l’effetto desiderato poichè dieci anni più tardi, nel 1664, il re rinnovò il suo gesto appena dopo l’elezione del nuovo custode. Questa volta donò un calice in argento dorato su cui era inciso “LUDOVICUS DECIMUS QUARTUS 1664”, decorato in basso con lo scudo reale di Francia e Navarra e la figura di San Luigi; il pomo è diviso in tre nicchie separate da colonnette ospitanti rispettivamente le figure di Cristo che regge il mondo, Sant’Antonio da Padova e San Francesco mentre sulla coppa esterna sono rappresentate le scene della Flagellazione, della Crocifissione e della Resurrezione. Il calice porta ancora le tracce degli alloggi delle pietre che erano incastonate come nella croce donata nel 1654. Questo era anche accompagnato da una patena in argento dorato decorata con la scena dell’Assunzione e forse da altri oggetti, ora dispersi.

L’orefice parigino Nicolas Dolin

Caratterizzati da una cesellatura precisa e vigorosa, i tre oggetti conservati nel Santo Sepolcro sono firmati dall’orafo parigino Nicolas Dolin. Questo grande orafo, la cui bottega fu attiva dal 1648 al 1684, è noto per la qualità delle sue opere religiose, ad esempio il corredo molto articolato custodito nel tesoro della cattedrale di Troyes, eseguita tra il 1665 e il 1667 per il castello Villacerf, che è una delle sue poche opere ancora conservate in Franca. Il calice del corredo è cesellato con episodi della vita della Vergine e la patena con la scena della Pentecoste dove la presenza di Maria, personificazione della Chiesa, conferma la tematica mariana dell’insieme offerto al vescovo.

Le altre opere conosciute di Nicolas Dolin, tutte religiose, dimostrano quanto l’orafo sapesse interpretare con egual talento le scene dei Vangeli ispirtate a opere di pietà e a motivi ornamentali del repertorio secolare adattai alle esigenze della liturgia. I regali offerti da Luigi XIV alla Custodia di Gerusalemme e opera di Nicolas Dolin non sono comunque gli unici oggetti liturgici francesi ancora conservati al Santo Sepolcro.

Dell’epoca di Luigi XIV è ancora conservato un calice d’argento dorato con la sua patena, il cui donatore rimane anonimo. Eseguito da un orafo parigino intorno al 1659-1660, il calice è interamente cesellato con episodi dell’infanzia di Cristo, tutti disposti in cartigli pieni di fiori separati da teste di angeli. Vista la sua iconografia, il calice doveva essere destinato alla Basilica di Betlemme. Tra le opere francesi ancora conservate presso il tesoro del Santo Sepolcro, si segnala anche uno splendido ciborio in argento dorato che fu eseguito dall’orafo Jean Hube nel 1668. Sormontato dalla figura del Cristo risorto a tutto tondo, è interamente inciso con episodi biblici relativi all’istituzione dell’Eucarestia e agli episodi della Passione. Sappiamo quanto gli orafi francesi si siano ispirati alle edizioni illustrate rinascimentali di Lione per interpretare queste scene, affascinanti per la vivacità e l’eleganza: le opere conservate al Santo Sepolcro illustrano perfettamente la loro capacità di modellare i corpi, di variare le figure, i volti e le posture e di rendere magnificamente l’effetto del chiaroscuro.

Senza dubbio questo è solo uno sguardo veloce alle sontuose opere d’arte donate dai pellegrini e dai sovrani d’Europa ai santuari dei Luoghi Santi. Ma, nel caso dell’oreficeria francese, i doni di Luigi XIV rimandano allo splendore dei corredi liturgici palatini scomparsi e, al di là del gesto politico del sovrano, di comprendere meglio l’importanza di questi oggetti liturgici legati alla Riforma cattolica, le cui decorazioni ispirate ai testi biblici, erano destinati a sostenere l’educazione e la fede dei fedeli.

Estratto dall’ articolo scritto per il numero Terre Sainte Magazine di marzo-aprile 2011, in occasione della mostra al Castello di Versailles dal titolo “Una cappella per il re in occasione del tricentenario del palazzo”