Il Tesoro di Betlemme

Il cosiddetto “Tesoro di Betlemme” è uno dei gruppi di oggetti più interessanti del Terra Sancta Museum. I reperti liturgici sono stati scoperti accidentalmente durante i lavori di restauro che hanno interessato alcune sale del convento francescano nel 1863 e nel 1906.

Le ottime condizioni di conservazione degli oggetti e la loro unitarietà suggeriscono che il tesoro possa essere stato intenzionalmente nascosto per proteggerlo dai saccheggi.

Gli oggetti, per lo più in bronzo e argento, appartenevano all’arredo sacro della Basilica della Natività dell’epoca dei Crociati e saranno esposti nella sezione storica del Terra Sancta Museum all’interno del chiostro del XVII secolo. Il set comprende: un pastorale smaltato, tre candelieri, un carillon con tredici campane, diverse canne d’organo di varia grandezza e un paio di bacili per abluzioni.

Gli studi sulle canne d’organo sono ancora in corso: l’obiettivo è quello di riuscire a riprodurre il suono originale dell’organo all’interno della mostra.

 

Il pastorale e i tre candelieri smaltati sono tra i più antichi oggetti smaltati di Limoges conosciuti, risalenti all’epoca di Baldovino II (1144-1162). La coppia di piccoli candelabri d’argento porta l’iscrizione in latino: “Sia maledetto colui che mi porta via dalla grotta sacra della Natività di Betlemme”.

Il pastorale è particolarmente prezioso; proprio come i candelabri, è stato realizzato a Limoges nel XII secolo. Il fatto che possa essere appartenuto al vescovo di Betlemme, Goffredo Prefetti, è una buona spiegazione per la sua provenienza, poiché durante il pontificato di papa Innocenzo IV (1243-1254), quest’ultimo fu incaricato di una missione in Francia.

I temi decorativi degli oggetti, tra cui animali fantastici con volute vegetali e tralci, così come la tecnica di lavorazione sono tipici della produzione gotica francese e si ritrovano anche in più oggetti dello stesso tipo.

 

I bacili in rame, probabilmente destinati ad essere utilizzati come brocca durante la liturgia, mostrano episodi della vita di San Tommaso Apostolo. Due esemplari simili della stessa bottega, ma meno ben conservati, si trovano nelle collezioni del Museo del Louvre e del British Museum. Lo stile dell’abbigliamento indossato dalle figure e l’epigrafia sono caratteristiche del XII secolo, così come lo stile grafico indica un’influenza carolingia.

 

Le campane sono state realizzate in fusione di bronzo. La parte esterna è decorata con fili e quattro elementi sono caratterizzati da una croce con bracci uguali da un lato e una lettera (C, A, E, D) dall’altro. La più piccola è incisa con la seguente iscrizione: “Vox Domini“.

Il suono di ogni nota eseguita da una campana specifica è legato al metodo di fabbricazione di questi oggetti, secondo il quale il diametro varia proporzionalmente al variare dello spessore della parete. La data esatta della sepoltura del carillon delle campane non è nota, tuttavia fonti storiche testimoniano che un divieto di utilizzo delle campane da parte dei cristiani fu emanato nel 1187 e fu poi seguito da un provvedimento analogo nel 1452 su richiesta del sultano Maometto II.

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