Il futuro Terra Sancta Museum prende forma, tra patrimonio e innovazione
Riunito il 23 settembre a Parigi e online, il Comitato scientifico del Terra Sancta Museum ha riunito una ventina di membri per fare il punto sullo stato di avanzamento del futuro Museo d’Arte e di Storia di Gerusalemme. Una giornata caratterizzata da progressi concreti riguardanti l’edificio, la conservazione, la sicurezza e la conoscenza delle collezioni.
Il primo annuncio è arrivato da fra Stéphane, anima e motore del progetto: il Museo Archeologico, primo istituto della rete Terra Sancta Museum, è ormai ufficialmente completato. La sua inaugurazione è attesa a breve. Per quanto riguarda il futuro Museo d’Arte e di Storia, gli studi architettonici e museografici stanno entrando nella fase finale, con l’obiettivo di consegnare il Dossier de Consultation des Entreprises (DCE), un fascicolo completo che raccoglie tutta la documentazione amministrativa, tecnica e grafica necessaria per avviare la gara d’appalto definitiva e consultare i professionisti del settore edilizio entro la metà di dicembre 2026. Anche gli spazi destinati ai futuri servizi del museo — biglietteria, servizi igienici e guardaroba — sono ormai stati integrati nel lavoro dello studio. Il consorzio di esperti si è inoltre arricchito con l’ingresso di una società specializzata in sicurezza, rappresentata da Stéphane Théfo.
L’ultima visita a Gerusalemme del gruppo incaricato della direzione dei lavori, all’inizio di settembre, ha confermato il buon avanzamento del progetto, in particolare dei lavori di copertura avviati ad agosto grazie al sostegno dell’agenzia belga di cooperazione ENABEL. Come già ricordato, la chiusura dei tre cortili ancora aperti risponde a due obiettivi complementari: nel breve periodo, stabilizzare gli spazi del futuro museo e affinare così gli studi tecnici relativi alla conservazione delle collezioni; nel lungo periodo, delimitare e mettere in sicurezza il perimetro museale.
Un approccio trasversale alla sicurezza e alla conservazione
La chiusura dei cortili costituisce dunque la prima tappa del processo di messa in sicurezza del museo. Poiché gli spazi sono attualmente strettamente interconnessi con le aree pubbliche, semipubbliche e private del convento, il controllo degli accessi rimane complesso. Stéphane Théfo, ex comandante di polizia ed esperto di patrimonio religioso e traffico illecito di beni culturali, entrato recentemente nel gruppo di esperti dello studio Perrot & Richard, durante il sopralluogo ha individuato diversi punti deboli e formulato le prime raccomandazioni. «Ciò che colpisce è vedere quanti aspetti trasversali ci siano da approfondire», ha concluso Béatrix Saule, ringraziando ancora una volta Stéphane Théfo per essersi unito al progetto del museo.
Anche il tema della ventilazione degli spazi museali ha occupato un posto importante nel confronto del comitato, come dimostra la presentazione degli studi sulla ventilazione da parte di Gildas Geffroy. Oltre un anno di rilevazioni effettuate a Gerusalemme conferma la notevole inerzia termica degli edifici: l’escursione della temperatura interna non supera 1,5 °C, contro circa 6 °C all’esterno. La soluzione individuata privilegia quindi un approccio low tech, poco invasivo per l’edificio storico: ventilazione naturale controllata, deumidificazione mirata degli ambienti a rischio ed evacuazione naturale dei fumi, anziché un sistema centralizzato di trattamento dell’aria. Aperture regolate in funzione del punto di rugiada contribuiranno a limitare il rischio di condensa; resta da definire un protocollo specifico per prevenire la formazione di muffe e microrganismi. Un nuovo sistema di monitoraggio consentirà di seguire l’evoluzione delle condizioni climatiche. Un’unica apparecchiatura potrà svolgere sia le funzioni di ventilazione sia quelle di evacuazione dei fumi. Le simulazioni d’incendio e di propagazione dei fumi consentono già di verificare l’efficacia del sistema previsto per la loro evacuazione. In questa occasione, il comitato ha ringraziato anche Danilo Forléo, responsabile della conservazione preventiva presso la Reggia di Versailles, per il suo contributo all’intero percorso di riflessione. Il lavoro proseguirà ora attraverso le sessioni settimanali presso lo studio Perrot & Richard.
La museografia e la mediazione al centro del futuro percorso di visita
Matthieu Gillet ha presentato anche il futuro allestimento della farmacia del convento di San Salvatore. Pensata come un vero e proprio momento di «respiro» all’interno del percorso di visita, questa sezione offrirà un’esperienza museografica immersiva, capace di trasportare il visitatore in un’altra epoca. Gli studi si basano, in particolare, sulla scansione di tutti i vasi da farmacia, che consentirà di ricostruirne volumi e proporzioni. Sono già state identificate tredici tipologie di recipienti e due grandi categorie di arredi. La sala della farmacia potrà inoltre beneficiare di un contributo specialistico da parte degli Ateliers Perrault, la cui esperienza nel restauro e nella ricostruzione di grandi complessi patrimoniali sarà messa a disposizione del progetto. Al comitato sono stati presentati i primi campioni di essenze lignee per la realizzazione degli arredi.
Infine, Frédéric e Thomas Beauclair, responsabili della museografia del progetto, hanno svelato le prime immagini della futura sala di mediazione. Concepite come uno spazio polivalente dedicato all’educazione e all’accesso alla cultura, le sale potranno accogliere scolaresche, studenti, conferenze e altri pubblici. Situata a metà del percorso espositivo, ma dotata di un ingresso indipendente, la sala potrà soprattutto aprire prima del museo stesso. Il progetto prevede strumenti audiovisivi, materiali in più lingue e dispositivi per mostre temporanee. L’apertura anticipata di questo spazio permetterà così di sviluppare le attività educative e di mediazione già avviate a Gerusalemme, offrendo al pubblico una prima anticipazione del futuro museo.
Collezioni, restauri e nuovi strumenti al servizio del museo
Il pomeriggio è stato dedicato alle collezioni. Sono in preparazione diversi cataloghi, tra cui quello dedicato al Tesoro della chiesa della Natività di Betlemme, al suo organo e alla musica medievale in epoca crociata, coordinato da Florian Meunier e David Catalunya. Proseguono inoltre le ricerche sull’oreficeria dei secoli XIX e XX con Anne Dion, sugli oggetti di produzione locale, al confine tra profano e religioso, con Charlotte Maury, e sulle collezioni di madreperla con Rui Xavier. Tra le scoperte figura l’Hogget di Dame Marguerite, un documento ottomano segnalato dal nuovo archivista, fra Eduardo Masseo. Datato 1335, testimonia il ritorno definitivo dei francescani in Terra Santa e il loro primo possesso legale al Cenacolo. Béatrix Saule ne ha presentato l’integrazione nel percorso espositivo.
Proseguono i lavori di restauro, in particolare sul dipinto raffigurante l’estasi di san Francesco d’Assisi e sui ritratti di importanti sovrani benefattori. Tredici documenti saranno inoltre riprodotti in facsimile, tra cui tre bolle pontificie, tre hogget e tre disegni, grazie al finanziamento dell’agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo AICS. Baudouin Duchange, responsabile dei progetti digitali del museo, ha annunciato l’attivazione della biglietteria online, inizialmente per il Museo Archeologico e, in una fase successiva, anche per il Museo d’Arte e di Storia. Ha inoltre comunicato la scelta di un fornitore per il rifacimento del sito web del museo, previsto per l’inizio del 2027.
In conclusione, fra Stéphane ha annunciato l’ingresso di tre giovani professionisti arabofoni nei team della comunicazione e della gestione delle collezioni. Un rafforzamento che testimonia il crescente radicamento locale di un progetto ormai entrato in una fase decisiva della sua realizzazione.



