25 Giugno 2020

Da Voghera alla Terra Santa: Antonio Minghetti scultore della cristianità

di PIERFILIPPO SAVIOTTI

In Terra Santa sono molti gli Stati che hanno contribuito alla progettazione e alla costruzione di edifici cristiani. Si pensi solo alla Basilica del Gethsemani, conosciuta anche come Chiesa di tutte le Nazioni, la cui edificazione è avvenuta grazie al supporto economico di diversi Paesi del mondo. In particolare l’Italia ha svolto negli anni un ruolo di straordinaria importanza per aver offerto abilità e competenze nella progettazione di diversi edifici sacri. Si pensi soltanto ad Antonio Barluzzi (Roma, 1884 – Roma, 1960), architetto attivo in Terra Santa nel corso della prima metà del ’900 e autore dei progetti, tra gli altri, dello stesso Gethsemani, della Chiesa delle Beatitudini sul Lago di Tiberiade, della Visitazione ad Ein Karem e del Dominus Flevit sul Monte degli Ulivi, a Gerusalemme.

Un altro personaggio di grande rilevanza per la storia artistica e culturale della Terra Santa è senz’altro Antonio Minghetti (Vicenza, 1880 – Voghera, 1964), scultore vicentino di nascita ma vogherese di adozione, fedele collaboratore del Barluzzi fin dai suoi primi lavori.

Cresciuto in campo artistico presso la Scuola d’Arte di Vicenza, Minghetti studiò poi a Venezia e Perugia. Dopo le prime esperienze lavorative a Milano, si trasferì a Voghera che divenne teatro della sua prima, rilevante, stagione artistica. Dal suo studio in via Angelini uscirono alcune delle opere scultoree ancora oggi tra le più raffinate in città. Il suo primo lavoro significativo fu, nel 1910, il monumento funerario di Ernesto Majocchi, giornalista vogherese vicino agli ambienti socialisti e sodale di un altro importante artista, Giuseppe Pellizza da Volpedo. Quest’opera, che permise al Minghetti di farsi conoscere negli ambienti artistici come «giovane artista di ingegno» (Artisti italiani in Terrasanta. Pittori, scultori e artigiani al lavoro nei santuari di Antonio Barluzzi (1914-1955), a cura di Bruno Mantura con Anna Maria Damigella e Gian Maria Secco Suardo, Città del Vaticano, Edizioni Museio Vaticani, 2017, p. 300), fu solamente l’antipasto di quelli che sarebbero successivamente stati riconosciuti come i suoi primi capolavori. Su tutti, i bozzetti e le statue degli Evangelisti collocati nelle nicchie dei piloni che sorreggono la cupola del Duomo di San Lorenzo a Voghera (si veda Virginio Giacomo Bono, Gli Evangelisti e la varia ritrattistica di Antonio Minghetti Scultore vogherese schivo e raffinato, «Giornale di Voghera», 18 aprile 2013). Le statue, che offrirono maggior raffinatezza e vitalità alla chiesa più importante della città, furono eseguite nel biennio 1910-12.

Minghetti, a cui fonti locali attribuiscono uno spirito fortemente autocritico e uno stile marcatamente influenzato dall’arte italiana del Quattrocento, a partire dai primi anni ’20 tornò alle origini delle sue esperienze artistiche e si concentrò sulla realizzazione di diverse sculture funerarie per le più influenti famiglie cittadine.

Lettera di Antonio Minghetti a Antonio Barluzzi, Voghera 1954

L’acme della carriera del Minghetti arrivò però dalla seconda metà degli anni ’30, quando egli lavorò per gli edifici sacri della Custodia di Terra Santa, in stretta collaborazione con Antonio Barluzzi (1884-1960), architetto autore di diversi progetti proprio per le chiese dei Luoghi Santi. I suoi lavori qui furono ispirati «ad elevati concetti e a un nobilissimo senso di probità» (Artisti italiani in Terrasanta, p. 301), regola che valse anche per le sue sculture commemorative dei caduti in guerra di area pavese, altra grande fase artistica del Minghetti tra gli anni ’30 e ’50.

Il primo intervento in Terra Santa (1937-38) fu presso il Santuario delle Beatitudini, eretto dal Barluzzi nel 1937 su un’altura sulla sponda nord-occidentale del Lago di Tiberiade, nei pressi di Tabgha. Qui, dove la tradizione colloca il “discorso della montagna” di Gesù ai discepoli (Mt 5, 1-7, 29), Barluzzi gli affidò le decorazioni dell’arco al di sopra dell’altare centrale: in particolare, Minghetti eseguì le teste dei serafini (5 per lato), le formelle con i simboli degli evangelisti alla base, la colomba e la catena della lampada.

Pochi mesi più tardi (1938-39), Minghetti fu chiamato ad eseguire alcuni lavori per il Santuario della Visitazione ad Ain Karem, a pochi km da Gerusalemme, sempre affiancando il lavoro del Barluzzi. In realtà, in questo caso, l’impegno fu esiguo in quanto il progetto prevedeva interventi perlopiù pittorici. Minghetti realizzò quindi il plinto di sostegno della mensa dell’altare, dove scolpì l’Agnello Immolato con, alla base, un intreccio di spine che ardono a simboleggiare il sacrifico. Opera del Minghetti furono inoltre il tabernacolo in marmo, l’elegante crocifisso in argento e sei candelieri in bronzo.

I lavori di Minghetti per la Terra Santa subirono una battuta d’arresto, complici le difficoltà causate dalla guerra, fino agli inizi degli anni ’50, quando Barluzzi chiese l’aiuto dello scultore vogherese per i suoi nuovi progetti. Tra il 1952 e il 1953, Minghetti realizzò alcuni lavori per il Santuario della Resurrezione di San Lazzaro a Betania: in particolare, due medaglioni in marmo con le figure di Marta e Maria, simboli rispettivamente della vita attiva e di quella contemplativa, incastonati sul fronte degli altari laterali.

Negli stessi anni (1953-54) fu la volta del Santuario del Campo dei Pastori, eretto nei pressi di Beit Sahur, vicino a Betlemme, dove si narra l’episodio dell’annuncio della nascita di Gesù a un gruppo di pastori da parte degli angeli (Lc 2, 8-20). Qui Minghetti realizzò un lavoro forse dalla complessità artistica non elevata, ma certamente di grande visibilità, ovvero dieci sculture raffiguranti gli angeli protagonisti dell’annuncio, che avevano il compito di intervallare altrettante finestre tonde con i vetri azzurri della cupola e che sovrastano l’iscrizione evangelica «Gloria in excelsis Deo et in terra pax hominibus bonae voluntatis».

L’ultimo intervento di Minghetti in Terra Santa è visibile presso la Chiesa del Dominus Flevit, sul Monte degli Ulivi a Gerusalemme, eretta dal Barluzzi nel 1955 sui resti di una chiesa bizantina costruita sul luogo i cui i Vangeli narrano il pianto di Gesù davanti alla Città. Qui Minghetti realizzò due lunette ogivali (in totale sono quattro, le altre due realizzate da Duilio Cambellotti) applicate sulle pareti sotto la volta del santuario. I rilevi dello scultore vogherese rappresentano due figure iconiche, ovvero il discorso di Cristo che preannuncia ai discepoli la distruzione del tempio (Mt 24, 1-2) con la raffigurazione di Gesù e due discepoli, e la Vergine addolorata con al suo fianco, a destra, un personaggio femminile con un bambino (con buona probabilità Sant’Elisabetta e San Giovannino) e a sinistra un’altra figura rivolta, così come l’altra, verso Maria.

Seppur il lavoro del Minghetti venne riconosciuto perlopiù a livello locale, rimanendo dunque al di fuori del gruppo di scultori di fama nazionale, il suo temperamento mite ma scrupoloso e attento a tutte le fasi di realizzazione dei suoi lavori, alla ricerca di una perfezione per sua stessa ammissione irraggiungibile, gli garantì la fiducia del Barluzzi, architetto principe dei santuari cristiani di Terra Santa, che innalzò il prestigio delle sue sculture da un’origine provinciale fino all’ascesa nei luoghi al centro della cristianità.

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