Dall’argilla alla memoria: il cuneiforme nel Terra Sancta Museum
Poche invenzioni hanno trasformato la storia dell’umanità in modo così profondo quanto la scrittura. Il primo sistema di scrittura conosciuto, la scrittura cuneiforme, nacque nella Mesopotamia meridionale intorno al 3200 a.C. e rivoluzionò il modo in cui gli uomini registravano informazioni, comunicavano idee e conservavano conoscenze. Sviluppata inizialmente per gestire questioni economiche e amministrative, divenne presto il mezzo attraverso cui vennero trasmessi testi letterari, religiosi, giuridici, scientifici e iscrizioni reali.
Per oltre tre millenni, la scrittura cuneiforme rimase il principale sistema di scrittura della Mesopotamia e di gran parte dell’antico Vicino Oriente, adattandosi a lingue e culture diverse e riflettendo la storia politica e culturale della regione.
Perché è stata inventata la scrittura?
Le origini della scrittura cuneiforme sono strettamente legate alla nascita delle prime città della Mesopotamia meridionale, in particolare Uruk. Durante il periodo di Uruk (circa 3500-3100 a.C.), l’espansione degli scambi commerciali, la crescente importanza delle istituzioni templari centralizzate e una burocrazia sempre più complessa crearono la necessità di sistemi affidabili per la registrazione delle informazioni.
Inizialmente, gli amministratori utilizzavano piccoli gettoni d’argilla e segni impressi per rappresentare beni e quantità. Con il progressivo sviluppo della vita economica, questi strumenti di contabilità si trasformarono gradualmente in segni pittografici incisi direttamente sulle tavolette d’argilla.
Nel corso del tempo, gli scribi abbandonarono il disegno di immagini curve e iniziarono invece a premere l’estremità tagliata di uno stilo di canna nell’argilla morbida, producendo le caratteristiche impronte a forma di cuneo che diedero alla scrittura cuneiforme il suo aspetto distintivo.
I segni divennero progressivamente più astratti e acquisirono valori fonetici accanto al loro significato originariamente figurativo, permettendo agli scribi di registrare non solo merci, ma anche nomi, elementi grammaticali e testi sempre più complessi. All’inizio del periodo delle prime dinastie (circa 2900 a.C.), la scrittura cuneiforme era ormai diventata un sistema di scrittura pienamente sviluppato.
Perché si chiama scrittura cuneiforme?
Il termine cuneiforme deriva dal latino cuneus, “cuneo”, e si riferisce alle caratteristiche impronte a forma di cuneo prodotte dalla pressione di uno stilo di canna nell’argilla umida.
A differenza dei sistemi alfabetici, la scrittura cuneiforme era composta da centinaia di segni che potevano rappresentare sia parole intere (logogrammi) sia sillabe (segni fonetici). Questa flessibilità permise agli scribi di redigere un’incredibile varietà di testi: dai documenti amministrativi e giuridici alla letteratura, dalla matematica all’astronomia, fino alle composizioni religiose.
Perché i mesopotamici scrivevano sull’argilla?
L’argilla era il materiale ideale per la scrittura in Mesopotamia. L’argilla fine e alluvionale proveniente dalle valli dei fiumi Tigri ed Eufrate era abbondante, mentre pietra e legname adatti alla lavorazione erano relativamente scarsi.
Le tavolette venivano modellate quando l’argilla era ancora umida, poi la superficie veniva levigata e le iscrizioni realizzate con uno stilo di canna. I documenti di uso quotidiano venivano generalmente essiccati al sole, mentre i testi più importanti venivano cotti nei forni per garantirne la conservazione nel tempo.
Lo stesso materiale utilizzato per costruire case, templi e mura cittadine conservò anche contratti, lettere, opere letterarie e conoscenze scientifiche. Grazie alla straordinaria durabilità dell’argilla cotta, sono sopravvissute decine di migliaia di tavolette cuneiformi, offrendo una testimonianza senza pari della civiltà mesopotamica antica.
La scrittura cuneiforme serviva solo per la contabilità?
Sebbene la scrittura cuneiforme sia nata come strumento amministrativo, si trasformò rapidamente in molto più di un sistema per registrare transazioni economiche.
I re commemoravano vittorie militari e grandi progetti edilizi; i sacerdoti registravano inni e rituali; gli scribi copiavano capolavori della letteratura come l’Epopea di Gilgamesh, mentre gli studiosi documentavano progressi nella matematica, nell’astronomia, nella medicina e nella lessicografia.
Per oltre tremila anni, la scrittura cuneiforme fu il principale strumento per preservare la storia, la letteratura, la religione e le conoscenze scientifiche della Mesopotamia.
Più di un semplice sistema di scrittura, divenne il fondamento intellettuale di una delle prime civiltà del mondo, influenzando le culture vicine dell’Anatolia, della Siria, dell’Iran e del Mediterraneo orientale.
Cosa esisteva prima della scrittura?
Prima dell’invenzione della scrittura, gli amministratori mesopotamici registravano beni come cereali, bestiame, olio e tessuti utilizzando piccoli oggetti d’argilla di forme diverse.
Questi oggetti, chiamati token, venivano spesso sigillati all’interno di involucri d’argilla (bullae), le cui superfici esterne riportavano impressioni che indicavano il loro contenuto.
Con il progressivo aumento della complessità amministrativa, gli scribi iniziarono a imprimere i simboli direttamente su tavolette d’argilla piatte, invece di conservare i token all’interno degli involucri.
Questa semplice ma rivoluzionaria innovazione segnò il passaggio dai sistemi tridimensionali di contabilità ai veri e propri documenti scritti, aprendo la strada alla nascita della scrittura.
Perché la scrittura cuneiforme è durata oltre tre millenni?
Uno dei più grandi punti di forza della scrittura cuneiforme fu la sua straordinaria capacità di adattamento.
Nata originariamente per la lingua sumera, venne successivamente adottata per scrivere molte altre lingue, tra cui l’accadico, il babilonese, l’assiro, l’elamita, l’hurrita, l’ittita, l’urarteo e l’antico persiano.
Questa flessibilità, insieme al prestigio delle tradizioni scribali mesopotamiche, permise alla scrittura cuneiforme di diffondersi in tutto l’antico Vicino Oriente e di rimanere in uso continuo per oltre 3.000 anni.
Dalle sue origini intorno al 3200 a.C. fino alla sua graduale scomparsa durante i primi secoli d.C., la scrittura cuneiforme fu testimone della nascita e della caduta di regni e imperi, diventando una delle tradizioni scritte più longeve nella storia dell’umanità.
La collezione del Museo
Le voci dell’antica Mesopotamia hanno viaggiato attraverso migliaia di anni e centinaia di chilometri per raggiungere Gerusalemme.
Conservati nell’argilla, nella pietra e in materiali preziosi, gli oggetti esposti nel Museo -tra cui tavolette d’argilla e mattoni- ci permettono di incontrare le persone che li crearono, li utilizzarono e affidarono alla scrittura la memoria del loro mondo.
Tavolette di Umma
Datate alla Terza Dinastia di Ur (2100-2000 a.C.), queste tavolette amministrative sono scritte in sumero e registrano la gestione delle risorse agricole.
Documentano lavori di irrigazione e la distribuzione di beni essenziali come birra, orzo e farina, illustrando l’economia altamente organizzata dello Stato di Ur III.
Tavoletta di Drehem
Questa tavoletta amministrativa neosumerica risale al regno di Amar-Sin (2046-2038 a.C.), terzo sovrano della Terza Dinastia di Ur.
Proveniente dall’archivio economico di Drehem (l’antica Puzrish-Dagan), registra la redistribuzione del bestiame, riflettendo l’amministrazione centralizzata della produzione agricola e delle risorse dello Stato.
Mattone di Amar-Sin
Iscritto in lingua neosumerica, questo mattone di fondazione reca una dedica del re Amar-Sin (2046-2038 a.C.), terzo sovrano della Terza Dinastia di Ur.
L’iscrizione celebra il patrocinio del re sul Tempio di Enlil a Nippur, sottolineando il suo ruolo nel mantenimento e nel restauro di uno dei centri religiosi più venerati della Mesopotamia.
Iscrizioni di questo tipo rafforzavano la legittimità del sovrano collegando il re alla protezione e al rinnovamento delle istituzioni sacre.
Tavolette di Uruk
Queste iscrizioni sumere risalgono al regno di Sin-Kashid (1865-1833 a.C.), primo sovrano babilonese di Uruk.
Commemorano la costruzione del suo palazzo reale e il restauro del tempio di Eanna, il principale santuario della città dedicato alla dea Inanna (Ishtar), mettendo in evidenza lo stretto legame tra regalità, architettura e devozione religiosa.
Una di esse è un “chiodo di fondazione”: la sua forma a chiodo riprendeva volutamente i pioli di legno utilizzati dagli agrimensori per misurare i terreni e tracciare sul suolo i progetti degli edifici.
Trasformare questo strumento pratico in argilla cotta e inciderlo serviva a “fissare” simbolicamente, magicamente e per l’eternità i confini delle proprietà del dio e del re -come palazzi e templi- proteggendoli da future rivendicazioni o controversie.
Tavoletta di Assurnasirpal II
Questa tavoletta conserva un frammento della “Iscrizione standard” di Assurnasirpal II (883-859 a.C.), scritta in cuneiforme accadico.
Il testo faceva parte del programma decorativo del palazzo del re a Kalhu (Nimrud), dove venne inciso ripetutamente per commemorare le sue vittorie militari, i suoi progetti edilizi e i suoi successi come sovrano.
Iscrizioni di questo tipo proclamavano l’autorità del re e preservavano la sua memoria per le generazioni future.
Mattone di Salmanassar III
Iscritto in accadico, questo mattone di fondazione risale al regno di Salmanassar III (858-824 a.C.).
Registra il completamento dello ziggurat di Kalhu (Calah), un imponente progetto iniziato dal padre, Assurnasirpal II.
Le iscrizioni di fondazione come questa venivano inserite all’interno degli edifici per commemorare il patrocinio reale e garantire la memoria duratura delle imprese del sovrano.
Sigilli cilindrici
Dalla Dinastia di Ur (2500-2000 a.C.) fino al periodo neo-assiro (932-612 a.C.), i sigilli cilindrici del Museo furono scolpiti in una grande varietà di materiali, tra cui pietra dura, calcedonio bianco, ematite, sienite e pasta vitrea blu.
Quando venivano fatti rotolare sull’argilla umida, producevano impressioni dettagliate che fungevano da firme, contrassegni amministrativi e simboli di identità e autorità.
Jihad Hamoudeh, archeologo laureato all’Università di Betlemme nel 2025, ha iniziato il suo percorso con un tirocinio presso il Museo Archeologico del SBF. Attualmente lavora come Assistente alle Collezioni e al Museo.
Divide il suo tempo tra il museo e il team di Hekayat Turath, dove si occupa di attività educative e laboratori. Ha inoltre contribuito allo sviluppo di una parte della sezione museale che aprirà questo autunno, compresa quella dedicata alle tavolette cuneiformi. Lo studio di questi oggetti lo ha portato a diverse affascinanti scoperte.



