21 Agosto 2019

Dietro le quinte della gestione di un immenso patrimonio: il database digitale per i beni culturali della Custodia di Terra Santa

di FRANCESCA BIASIO

Quando entriamo in un museo per goderne delle collezioni spesso siamo inconsapevoli dell’alacre lavoro che si cela dietro gli oggetti che vediamo esposti. Eppure, dietro ogni singola targhetta, c’è una storia di studi, scoperte e, come spesso accade, controversie tra esperti. Insomma, c’è un grande impegno. Il primo passo verso l’esposizione di un’opera è la sua catalogazione, ovvero l’inserimento di una sorta di “carta d’identità” dell’oggetto all’interno di un database. È lo step fondamentale per riconoscere l’oggetto come degno di valore e portatore di un significato, una storia tutta da raccontare, una “testimonianza di civiltà”, per citare il codice dei Beni Culturali italiano.

Foto di Igor Miske da Unsplash

Durante i suoi studi Francesca Biasio ha trascorso più di un anno presso l’Ufficio dei Beni Culturali della Custodia di Terra Santa e in questo periodo ha contribuito in modo significativo alla creazione del database in cui attualmente gli oggetti e le opere d’arte della Custodia vengono inseriti  tramite un minuzioso lavoro di catalogazione svolto in lingua italiana, la lingua ufficiale dei francescani.

Francesca ci parla oggi di questo database, della storia della catalogazione all’interno della Custodia di Terra Santa e delle prospettive future necessarie per lo studio e la preservazione di un immenso patrimonio artistico.[i]

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Francesca Biasio ©Nadim Asfour/CTS

L’interfaccia principale del database per i beni culturali della Custodia di Terra Santa

In una realtà come quella della Custodia di Terra Santa la tutela e la conservazione del patrimonio storico-artistico sono attività tanto importanti quanto complesse.

Innanzitutto, i beni culturali sono distribuiti in tutti i conventi e, nella maggior parte dei casi, non sono conservati sotto la supervisione di esperti del settore. In secondo luogo, molto spesso sono oggetti ancora in uso durante le liturgie. Alla base di qualsiasi intervento per la salvaguardia risulta quindi necessario acquisire una conoscenza dettagliata del patrimonio, soprattutto per quanto concerne la tipologia, la quantità e la collocazione degli oggetti.

Negli anni furono compilati alcuni inventari interni alle differenti strutture su iniziativa dei singoli frati, tuttavia, in seguito al frequente ricambio dei ruoli degli stessi, questi elenchi non vennero più utilizzati e alcuni andarono perduti. Attualmente, nell’archivio storico del convento di San Salvatore sono conservati numerosi registri, ciò nonostante non sono mai stati né digitalizzati né oggetto di uno studio approfondito.

Il primo passo verso un’azione sistematica di controllo e tutela fu compiuto nel corso dei primi anni Duemila. Esso consisteva nell’avvio di una campagna di catalogazione che prevedeva la divisione del materiale da schedare in due macroaree: quella relativa ai reperti archeologici e quella concernente i beni storico-artistici.

Il museo dello Studium Biblicum Franciscanum si occupava esclusivamente della prima, utilizzando un sistema specifico. La seconda, invece, era affidata ad alcuni volontari e si basava sulla compilazione di un documento digitale ad uso interno del convento di San Salvatore (Gerusalemme), sede della Custodia di Terra Santa. Il lavoro consisteva nell’assegnazione di un codice agli oggetti in esame e nel loro raggruppamento in base alla tipologia. Venivano poi inserite nell’apposito documento il materiale fotografico e le informazioni di base riguardanti la denominazione degli oggetti e la loro collocazione.[ii]

Successivamente il database subì numerosi aggiornamenti e modifiche e fu trasferito in una struttura online. Venne effettuato «l’inserimento in un unico sistema della totalità delle schede del patrimonio della Custodia, sia quelle relative ai reperti archeologici, che quelle dei beni storico-artistici. Ora queste ultime sono di competenza dell’Ufficio dei Beni Culturali con sede nel convento di San Salvatore»[iii].

La possibilità di registrare oggetti di diversa natura è garantita dall’esistenza di più tipologie di schede, che, tuttavia, mantengono una struttura tra loro coerente. Cinque sono le sezioni in cui sono suddivise: Principale, Dati tecnici, Foto e allegati, Dati giuridici e localizzazione, Storico.

Nel maggio 2018 sono state esaminate e rielaborate alcune parti della struttura del database. Si trattava di un lavoro di notevole urgenza, poichè lo stato confusionario e incompleto dei campi del catalogo rendeva complicato l’inserimento delle informazioni. Il sistema di riferimento seguito è quello adottato dall’ICCD italiano (Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione). Dopo un attento studio delle norme, è stata formulata una soluzione adatta alla realtà del database della Custodia.

La composizione generale delle schede non è stata modificata, poichè è stata ritenuta confacente alle esigenze di chiarezza nella consultazione e di agevolezza nella compilazione. I campi su cui si è lavorato maggiormente sono: le categorie di classificazione, la definizione dell’oggetto, l’identificazione dei soggetti rappresentati e i termini volti a indicare le materie e le tecniche.

Raggruppare i beni culturali in insieme prestabiliti è un processo indispensabile non solo per comprenderne la natura, ma anche per facilitarne la ricerca in un sistema che attualmente conta circa 30.000 record. Alle categorie “vecchie”, caratterizzate da errori e incoerenze, sono stati sostituiti contenitori che seguono uno schema “ad albero” e circoscrivono gli oggetti in base alla loro funzione.

Il lavoro sul campo della definizione dell’oggetto (OGTD) ha comportato la selezione di una lista di termini fornita dal sito web dell’ICCD. L’intento è stato quello di creare un vocabolario semi-chiuso, in modo tale da guidare la compilazione e permettere al contempo di aggiungere eventuali termini mancanti. Inoltre, è stato riservato uno spazio per ospitare le note contenenti il significato del termine, così da facilitarne la scelta.

Una delle novità più rilevanti consiste nell’adozione del motodo Iconclass, teorizzato dal professore olandese Henri van de Waal negli anni Cinquanta del secolo scorso e attuato nel sito www.iconclass.nl, per l’identificazione dei soggetti rappresentati nelle opere. Esso consiste nell’inserimento di un codice univoco, reperibile nell’apposito sito web, associato ad una breve descrizione. Oltre che una maggior precisione e oggettività nell’analisi dell’oggetto, permette di affinare la ricerca costituendo un filtro.

L’ultima modifica, quella relativa alle materie e alle tecniche, consiste nella possibilità di consultare due liste, volte a guidare il compilatore nella scelta del termine più adatto. Ciò ha permesso di eliminare l’utilizzo di sinonimi e di rendere più uniforme il campo.

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[i] Articolo tratto da F. Biasio, Le madreperle della Custodia di Terra Santa, tesi magistrale, Università degli Studi di Verona, A.A. 2017/2018, pp. 13 – 15.

[ii] F. Biasio, Il database del patrimonio storico e artistico della Custodia di Terra Santa: origine e sviluppi di uno strumento indispensabile, in “Il Santo. Rivista francescana di storia dottrina arte”, LVIII, 2018, fasc. 3, pp. 439-444

[iii] Ibidem