13 Agosto 2019

I registri delle condotte: una miniera d’oro per scrivere la storia delle collezioni del museo

[IT]Sarah Alexandra mentre trascrive i registri delle Condotte. Ph. Nadim Asfour/CTS[/IT] [FR]Sarah Alexandra en transcrivant les registres des Conduits. Ph. Nadim Asfour/CTS[/FR] [EN]Sarah Alexandra while transcribing the registers of the Ducts. Ph. Nadim Asfour/CTS[/EN] [ES]Sarah Alexandra mientras transcribe los registros de las Conductas. Ph. Nadim Asfour/CTS[/ES]

Sarah-Alexandra, storica dell’arte e volontaria presso il dipartimento dei Beni Culturali della Custodia di Terra Santa, si sforza di leggere le pagine di un documento: “Dobbiamo essere in grado di decifrare la scrittura dei frati francescani del XVII secolo” ci confida sorridendo. La giovane volontaria, copiando diligentemente i registri della Custodia di Terra Santa, sta svolgendo un lavoro prezioso per i curatori del museo e per gli storici dell’arte. Per secoli gli Stati cristiani hanno regolarmente inviato beni e opere d’arte in Terra Santa per offrire sostegno e assistenza ai francescani qui residenti. “I frati hanno ricevuto oggetti di diverso tipo: oggetti liturgici, dipinti, gioielli, tessuti preziosi, denaro ma anche tonno, cibo, orologi e medicinali” spiega Sarah Alexandra.

 

Al loro arrivo a Gerusalemme, alla fine del loro viaggio, i corrieri consegnavano gli oggetti ai frati i quali si affrettavano a copiare le ricevute sui registri di entrata. Custoditi ancora oggi nella Custodia di Terra Santa, questi preziosi registri permettono di conoscere le necessità quotidiane dei frati francescani e di percepire quanto gli Stati cristiani fossero devoti ai luoghi santi. “È molto raro avere conservati i documenti che riguardano la vita quotidiana dei frati visto che non sono né atti ufficiali né diplomatici”. Dopo un momento di silenzio riprende dicendo “Ciò che è straordinario qui è che sono immersa nella vita della Custodia dal 1615 in poi!” Sedici libri di condotte, scritti tra il 1615 e il 1980, sono ancora negli archivi della Custodia. Per questo motivo Sarah-Alexandra viene regolarmente interpellata dagli storici dell’arte per rintracciare la data di arrivo di alcuni oggetti. “Questi registri possono essere considerati come carte di identità per le collezioni del museo e sono un tesoro anche per comprendere il contesto storico legato a ciascuna opera”.

[FR]Lettre du roi d’Espagne lui-même, jointe à quelques cadeaux pour la Terre Sainte, 1764[/FR][EN]A letter from the King of Spain himself, attached to some gifts for the Holy Land, 1764[/EN][ES]Una carta del propio Rey de España, adjunta a algunos regalos para Tierra Santa, 1764[/ES][IT]Una lettera del Re di Spagna in persona, allegata a dei doni per la Terra Santa, 1764[/IT]

La stesura di questi registri segue una struttura abbastanza simile a seconda del periodo storico. “Per prima cosa viene indicata l’origine geografica del bene, la sua data d’arrivo in Terra Santa al porto di Acri o di Jaffa, l’identità del corriere, la descrizione del bene”. Sarah- Alexandra si ferma e legge su una pagina “Per esempio qui si dice che nel 1653 fu portata una lampada d’argento di Sua Maestà Ferdinando III con pietre preziose del valore di 1000 scudi per il Santo Sepolcro di nostro Signore”. Poi viene il nome del donatore (il sovrano o i suoi vassalli), la firma del frate che ha compilato il registro e la controfirma di un altro frate per attestare l’arrivo dell’oggetto al Sacro Convento del Salvatore a Gerusalemme.

Tuttavia, questa organizzazione del registro lascia spesso spazio ad alcune complicazioni. “Una delle sfide che si presenta nel mio lavoro è quella di riuscire a decifrare l’italiano del tempo. Alle volte la scrittura cambia e sono usate abbreviazioni latine complesse”. La giovane volontaria, sfogliando qualche pagina, ha aggiunto “Se ci fosse stata una pagina vuota disponibile, un frate avrebbe potuto scrivere lì i dati del bene non segueno più l’ordine cronologico. Questa logica, poco occidentale, testimonia come i frati, negli 800 anni di permanenza, si siano bene integrati in Terra Santa”.