Mattone dopo mattone, il Terra Sancta Museum va avanti
Mentre le future sale del Terra Sancta Museum prendono gradualmente forma all’interno della Custodia di Terra Santa, decine di architetti, ingegneri e consulenti continuano a lavorare dietro le quinte per trasformare anni di progettazione in un museo pronto ad accogliere i visitatori. Tra coloro che coordinano questo complesso processo c’è l’architetta Lorrain Abu Azizeh, che segue il progetto fin dalle sue prime fasi a Gerusalemme e che oggi coordina la progettazione architettonica dagli uffici di Perrot & Richard a Parigi. In questa intervista racconta cosa accade durante la fase finale di progettazione del museo, le sfide ancora da affrontare e perché dare vita a un progetto così complesso è, prima di tutto, una questione di lavoro di squadra.
Oggi coordina una delle fasi più complesse del progetto del Terra Sancta Museum. In cosa consiste il suo lavoro?
Da quando Perrot & Richard ha assunto la responsabilità del progetto, la nostra priorità è stata organizzare e strutturare l’intero processo di lavoro. Abbiamo suddiviso gli studi architettonici in diverse fasi, seguendo il quadro normativo francese previsto per i progetti di architettura.
Attualmente ci troviamo nella fase PRO, l’ultima fase di progettazione prima della gara d’appalto. È il momento in cui ogni aspetto tecnico del museo viene completato e coordinato affinché il progetto possa passare alla fase successiva. Si tratta di una fase particolarmente impegnativa, perché tutte le diverse discipline devono convergere in un unico progetto coerente.
Alcuni studi tecnici, in particolare quelli legati alla sicurezza, richiedono un lavoro molto approfondito; per questo prevediamo di concludere la fase PRO entro la fine dell’anno.
Come si coordina un team internazionale così ampio?
Il nostro metodo di lavoro è piuttosto semplice nella sua impostazione, anche se il progetto è estremamente complesso. Ogni mercoledì mattina riuniamo tutti i consulenti coinvolti nel museo e dedichiamo quattro ore esclusivamente al coordinamento.
Gli incontri sono organizzati in workshop tematici: un’ora con i consulenti elettrici, un’ora dedicata agli impianti idraulici e di ventilazione e due ore con gli ingegneri strutturisti. Padre Stéphane Milovitch e Béatrix Saule partecipano regolarmente, sia da remoto sia di persona a Parigi.
Il nostro ruolo va ben oltre l’organizzazione delle riunioni. Poiché conosciamo meglio di chiunque altro l’edificio, la sua storia, le trasformazioni che ha subito e le esigenze del museo, guidiamo il lavoro dei consulenti, segnaliamo eventuali criticità e ci assicuriamo che ogni decisione tecnica rispetti l’identità storica del convento.
Collaboriamo inoltre strettamente con l’architetto palestinese Jawad Sleibi, che ci supporta per quanto riguarda le normative locali e i requisiti tecnici del progetto. Anche la comunicazione diventa parte integrante del lavoro: durante il progetto si utilizzano francese, inglese, italiano e talvolta anche arabo. Fare da ponte tra professionisti, lingue e culture diverse è diventato uno degli aspetti più importanti del mio ruolo.
Ciò che abbiamo imparato è che, quando il coordinamento funziona, anche il progetto procede.
Prima di entrare a far parte dello studio Perrot & Richard era già coinvolta nel progetto del museo. Come è iniziato questo percorso?
Ho iniziato a lavorare presso l’Ufficio Tecnico della Custodia di Terra Santa tra il 2020 e l’estate del 2023. Vivendo a Gerusalemme, sono stata gradualmente coinvolta nel progetto del Terra Sancta Museum.
All’inizio mi occupavo soprattutto di facilitare la comunicazione, poiché molti degli architetti francesi parlavano esclusivamente francese, mentre i team locali lavoravano in inglese, italiano o arabo. Poco alla volta questo ruolo di coordinamento si è ampliato, fino a portarmi ad assumere la responsabilità della direzione del progetto.
Anche dopo il mio trasferimento in Francia presso Perrot & Richard, ho continuato a essere il principale punto di riferimento tra tutte le persone coinvolte.
Quali sono oggi le principali sfide tecniche del museo?
Attualmente le sfide più importanti riguardano la sicurezza e il controllo ambientale.
La sicurezza è fondamentale perché il museo ospiterà manufatti straordinari in oro, pietre preziose e altri materiali di inestimabile valore. Una volta che queste collezioni saranno accessibili al pubblico, il convento dovrà essere in grado di accogliere un flusso continuo di visitatori, garantendo al tempo stesso la tutela delle opere e la normale vita quotidiana della comunità francescana.
La seconda sfida riguarda il controllo climatico. Invece di affidarsi principalmente a impianti meccanici tradizionali, stiamo sviluppando soluzioni basate sulla ventilazione naturale e sull’evacuazione naturale dei fumi.
Per dimostrare l’efficacia di questi sistemi stiamo realizzando avanzate simulazioni tridimensionali che riproducono diversi scenari d’incendio e analizzano il modo in cui il fumo uscirebbe naturalmente dall’edificio. Studi analoghi ci permettono di prevedere temperatura, umidità e formazione di condensa durante tutto l’anno, aiutandoci a individuare eventuali criticità prima del completamento dei lavori.
Se queste soluzioni saranno validate, consentiranno di ridurre significativamente la necessità di impianti meccanici e di infrastrutture tecniche complesse. Piuttosto che dipendere interamente dalla tecnologia, sarà l’edificio stesso a contribuire alla regolazione del proprio ambiente interno attraverso sistemi naturali accuratamente progettati.
Per un complesso storico come il Terra Sancta Museum, raggiungere questo equilibrio tra tutela del patrimonio, sostenibilità e sicurezza dei visitatori rappresenterebbe uno dei più grandi successi del progetto.
Mentre il progetto si avvicina alle sue prossime tappe, il lavoro che continua dietro le quinte sta trasformando una visione ambiziosa in una realtà concreta. Dagli studi architettonici alle soluzioni tecniche, ogni decisione contribuisce a dare forma a un museo in cui storia, patrimonio e innovazione si incontreranno.



