11 Luglio 2019

Opportunità e sfide per un volontario del Terra Sancta Museum: la catalogazione al Santuario del Getsemani

Michele Colaianni, 23 anni, laureato in Scienze dei Beni Culturali, studente di Storia dell’Arte all’Università Aldo Moro di Bari, ha portato avanti il progetto di catalogazione del Santuario del Getsemani tra il mese di giugno e luglio 2019 e ci racconta della sua esperienza da storico dell’arte sul campo. Il Santuario, costruito nella prima metà del XX secolo nel luogo dell’agonia di Gesù prima della Passione, era stato oggetto di una prima sommaria catalogazione ed era da tempo che aspettava un lavoro più approfondito e completo.

Getsemani. Chiesa dell’Agonia o delle Nazioni. Facciata della Basilica del 1924 (Barluzzi)

 

Come sei arrivato alla catalogazione degli oggetti del santuario del Getsemani?

Sono stato coinvolto in questo progetto durante il mio tirocinio presso l’Ufficio dei Beni Culturali della Custodia di Terra Santa. Dal momento che studio Storia dell’Arte mi interessava comprendere le modalità e la metodologia che si utilizza qui per la catalogazione. La prima volta che sono andato al Getsemani è stata per accompagnare Eleonora, la mia tutor, che mi ha presentato a Fra Benito, il custode del Santuario, con cui ho instaurato un rapporto di collaborazione. Avevamo infatti il medesimo obbietivo di documentare il materiale conservato e infatti la sua disponibilità è stata fondamentale e fruttuosa in questi mesi di lavoro.

Come si è svolta la catalogazione?

Il mio lavoro è iniziato dalla campagna fotografica che ha avuto per oggetto tre calici già inseriti nel catalogo ma che necessitavano di approfondimenti. Ad esempio il calice donato da Francesco Giuseppe d’Austria non era stato ancora fotografato ed era invece essenziale farlo perchè sarà parte dell’esposizione del Terra Sancta Museum. Queste foto sono state richieste dallo studioso che si sta occupando dell’analisi dell’oreficeria della Custodia, Paulus Rainer, curatore al Kunsthistoriches Institut di Vienna. In seguito ho proseguito con l’analisi degli oggetti che comprende, oltre alla misurazione e alla descrizione minuziosa, l’identificazione iconografica dei soggetti rappresentati – quando ve ne sono – e poi con il reperimento di una bibliografia di riferimento, se presente. Questi passaggi sono fondamentali per riuscire ad ipotizzare un luogo di produzione ed una datazione per l’oggetto studiato.

Quali sono state in particolari le tue fonti di riferimento?

Ho utilizzato principalmente due libri sugli artisti italiani che hanno lavorato in Terra Santa (Gianluca Minicolini, Alfonso Panzetta (a cura di), Gli artisti italiani in Terra Santa. Percorsi ed itinerari di arte contemporanea nei luoghi sacri e Bruno Mantura, Anna Maria Damigella, Gian Maria Secco Suardo (a cura di), Artisti italiani in Terrasanta. Pittori, scultori e artigiani al lavoro nei santuari di Antonio Barluzzi. 1914-1955. N.d.r.) La Basilica del Getsemani è infatti un santuario moderno  realizzato con i fondi provenienti da tutto il mondo, per questo anche chiamata “Chiesa delle Nazioni”, ma gli artisti che vi hanno lavorato sono stati principalmente italiani.

Cosa ti interessa quando fotografi un oggetto di oreficeria?

Oltre a dare una visione d’insieme dell’oggetto, vanno fotografati i dettagli e i punzoni, se ve ne sono. Questi sono marchi apposti dagli orefici al momento della fusione che ci danno tante informazioni circa il nome dell’ orefice, il luogo e l’anno di produzione. Non mi ero mai occupato di oreficeria prima e ora, grazie al confronto con chi ne sapeva di più e le mie ricerche ho imparato molto a proposito delle tecniche di lavorazione orafa e della storia degli oggetti.

Quali oggetti sono stati catalogati?

Altri oggetti liturgici e gli arredi interni ed esterni del santuario come la cancellata, il portone, il recinto della Pietra dell’Agonia realizzato da Gherardi nel 1934 e poi i paramenti liturgici conservati all’interno della sacrestia che testimoniano la devozione di molti notabili dei primi anni del 900.

Puoi citarci qualche oggetto in particolare che è stato un punto particolarmente interessante per il tuo lavoro?

Un’occasione di studio particolare è stata fornita da un calice sul cui piede e coppa sono raffigurati dodici personaggi che ho supposto fossero gli apostoli. Volevo davvero riuscire ad identificarli tutti e mi sono ostinato nella ricerca. Ma purtroppo ancora tre rimangono da identificare.

Un’altra opera interessante è il recinto della pietra dell’Agonia: un’opera ricchissima di riferimenti al Vangelo. E’ stato commissionato dalla Custodia di Terra Santa e donato dall’Australia, come indica l’iscrizione alla base: “AVSTRALIA DONAVIT, 1934” (copiare quella intera). La storia problematica del recinto sta nel fatto che la commissione è arrivata diversi anni prima ma solo nel 34 si riuscì a completarla.

Stai per tornare a casa dopo questi tre mesi di soggiorno a Gerusalemme. Ritieni che la catalogazione sia stata utile all’interno di questa esperienza?

Assolutamente. E’ stata utile su diversi fronti: ad esempio la scoperta di strumenti per la ricerca e la possibilità di toccare con mano opere d’arte e scoprirne la storia partendo da zero, senza una bibliografia, perchè i libri che ho citato non parlano dei doni e degli oggetti. Sicuramente è stata molto stimolante per me che sono studente e che non ho mai avuto modo di fare una ricerca simile.

Inoltre sono felice di aver contribuito con il mio lavoro alla possibilità di avere oggi una panoramica degli oggetti che sono conservati nel Santuario per facilitare la conservazione di questo patrimonio. Senza contare poi l’arricchimento del mio bagaglio culturale…ora so praticamente tutto sul Santuario del Getsemani!