8 Ottobre 2019

Ordinare, conoscere e valorizzare il patrimonio archeologico raccolto negli scavi in Terra Santa: il progetto di catalogazione delle collezioni dello Studium Biblicum Franciscanum

Dall’inizio del XX secolo gli archeologi dello Studium Biblicum Franciscanum si sono dedicati alla riscoperta dei luoghi santi del Nuovo Testamento e della Chiesa Primitiva in Terra Santa, attraverso scavi archeologici condotti nei territori di Israele, Palestina e Giordania. Con l’avvento del digitale si era reso necessario raccogliere l’immeso patrimonio rinvenuto in diversi anni di campagne di scavo all’interno di un database online che fosse accessibile agli studiosi.

Un primo passo verso la catalogazione digitale è stato fatto nel 2009, quando la professoressa Fulvia Ciliberto, oggi docente di archeologia Greca e Romana presso l’Università degli studi del Molise, e la dottoressa Daniela Massara, archeologa e dottore di ricerca all’Università Statale di Milano, sono arrivate a Gerusalemme, per collaborare con padre Eugenio Alliata, archeologo e docente allo Studim Biblicum Franciscanum di Archeologia Cristiana.

Da quel momento e fino al 2012 il progetto scientifico di catalogazione, che prende il nome di “Tutela, studio e valorizzazione di un patrimonio museale”, è stato portato avanti con la dottoressa Massara come prima catalogatrice e con il sostegno economico di ATS, Associazione Pro Terra Santa. Nel 2013, grazie all’impegno della professoressa Ciliberto, il progetto è stato cofinanziato dal Dipartimento di Scienze Umanistiche, Sociali e della Formazione (SUSeF) dell’Università del Molise e dal Ministero italiano degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI, Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese, Ufficio VI – Missioni archeologiche, antropologiche, etnologiche).

Padre Eugenio Alliata, direttore della sezione archeologica e multimediale del Terra Sancta Museum e professore di Archeologia Cristiana allo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme. Come archeologo, ha partecipato ad importanti scavi in Israele e Giordania.

Fulvia Ciliberto, docente di archeologia Greca e Romana presso l’Università degli studi del Molise

Negli anni, il convento della Flagellazione, sede dello Studium Biblicum e situato lungo la via Dolorosa della città Vecchia di Gerusalemme, ha visto l’avvicendarsi di molti studenti e professionisti giunti in città per partecipare e dare un contributo. Tra questi, sono intervenuti come catalogatori anche studenti provenienti dall’Università degli Studi Aldo Moro di Bari grazie al Servizio Civile Nazionale Italiano e l’impegno del professor Paolo Ponzio, docente di Storia della Filosofia presso l’Ateneo barese.

Il processo di catalogazione, oggi ancora ampiamente in corso, è meticoloso: in primo luogo si verifica il numero di inventario di ogni pezzo e, nel caso ne fosse ancora privo, gli viene attribuito; viene poi realizzata una documentazione fotografica esauriente, recuperati i dati di archivio disponibili, raccolte le informazioni utili e il tutto è inserito all’interno del database della Custodia.

L’attività di schedatura informatizzata, all’apparenza molto arida, è la base irrinunciabile, sulla quale non solo costruire un reale progetto di tutela, ma anche per avviare lo studio scientifico dei beni conservati, che permetta una corretta valorizzazione, così da poter rispondere a tutte le aspettative di un pubblico estremamente diversificato, come quello che giunge in visita al Terra Sancta Museum, dal semplice curioso, capitato per caso, allo studioso specialista, fino ai gruppi dei pellegrini. Ad oggi, il progetto ha condotto alla catalogazione di circa 13.000 reperti archeologici.

I frutti di questo lavoro non si sono fatti attendere ed hanno permesso di avviare una serie di attività di restauro, di aggiornamento scientifico e di studio, i cui risultati sono poi confluiti negli atti di una giornata di studi, svoltasi nel 2011 ad Isernia, in Italia, che ha costituito la prima presentazione pubblica del progetto. Molto raramente, infatti, la partecipazione degli studenti e dei giovani ricercatori si è fermata al lavoro di catalogazione; anzi è proprio questo ad essere stato il trampolino di lancio per ricerche sfociate in lavori di Tesi di Laurea o in pubblicazioni.

Questo progetto è un’opportunità per i giovani archeologi” – ci racconta Fulvia Ciliberto – “Da una parte ci si forma professionalmente con un metodo, quello della catalogazione nazionale italiana, che è valido anche una volta tornati in Italia. Dall’altra, si ha la possibilità di approfondire sul campo un argomento come quello dell’archeologia del Mediterrano orientale che in Italia non si affronta spesso. È poi un’esperienza unica per la crescita umana e personale di ognuno: si viene a contatto con una realtà geopolitica complessa che in Italia ci arriva solo filtrata dai media, si incontrano persone provenienti da tutto il mondo, si allargano gli orizzonti. Ultimo, ma non meno importante, so che in passato è servito anche a trovare interessanti posizioni lavorative!”.

La forza del progetto sta nel dialogo continuo tra istituzioni, professori e studenti, questi ultimi vero motore per la catalogazione del patrimonio. Daniela Ferrini, da poco laureata all’Università del Molise e appena giunta in Terra Santa, ci confessa aspirazioni e desideri di una neo archeologa: “Mi ha spinto a venire qui la possibilità di mettermi in gioco, conoscere una realtà molto diversa dalla mia ed entrare in contatto con un modo di lavorare più complesso. Da Campobasso a Gerusalemme è un bel salto! Spero di ottenere una formazione tale che mi permetta di specializzarmi e avere un lavoro inerente a quello che ho studiato”.

Daniela Ferrini, dottoressa in Archeologia all’Università del Molise, mentre cataloga i reperti dello Studium Biblicum

 

La strada verso la fine del progetto è tortuosa, considerando le difficoltà logistiche e burocratiche che si devono affrontare, ma proseguono con scadenza quadriennale i convegni e le pubblicazioni per rendere noti i risultati e l’avanzamento dei lavori. “Una strada lunga, almeno altri cinque anni” – ci racconta la professoressa Ciliberto – “ma molto valida. Tirando le somme, direi che il saldo del progetto è certamente positivo!

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